sabato 14 marzo 2009

Telefono - Casa

In questi giorni, una nota compagnia telefonica è on air con la nuova offerta, che offre il 20% in più di traffico. Nello spot si ipotizza un mondo nel quale alcuni oggetti di uso quotidiano vengono “allargati” del 20%, con somma gratificazione del consumatore finale: la valigia diventa più grande per far entrare comodamente le scarpe tacco 12 di Ilary Blasi, la pizza diventa una “5 stagioni” per soddisfare gli appetiti di Gattuso e così via. Uno strepitoso frame anticipa, con visionaria lungimiranza, curiose propaggini edilizie che incrementano maldestramente le cubature di alcuni edifici.

Praticamente negli stessi giorni della messa in onda dello spot, arriva la proposta governativa: rilanciare il settore edilizio consentendo un aumento delle cubature del 20% per gli appartamenti adibiti a uso residenziale. Dalla casa delle libertà alla libertà delle case, il provvedimento accarezza le propensioni abusiviste degli italiani, confermandoli nella tutela del loro interesse domestico a scapito di quello collettivo. Il focolare si amplia, magari per vedere più comodamente la tv, mentre il paesaggio e le piazze, unica ricchezza nazionale, si possono deturpare senza tanti complimenti. Lo spazio privato, come gli interessi privati di questo Governo, ha nuovamente la meglio sullo spazio pubblico, che nessuno più ha la forza né la decenza di difendere.

Curiose coincidenze. La realtà si confonde con i reality, ex soubrette diventano ministro, adesso gli spot anticipano i decreti in un corto circuito mediatico-medianico. Viviamo un eterno presente, senza più memoria della nostra storia, senza più voglia di pensare al nostro futuro. Life is now.

mercoledì 25 febbraio 2009

Italia 2

Dopo aver fondato Milano 2, Silvio Bellicapelli è riuscito finalmente nell’impresa più difficile: plasmare l’intero Paese a sua immagine e somiglianza.

Oggi viviamo in una vera e propria Italia 2, un’Italia parallela a quella reale. Nelle nostre platoniche caverne, i media proiettano ombre che non riusciamo più a distinguere dalla realtà. La realtà stessa si fa racconto, fiaba, all’occorrenza incubo, come per gli stupri. Erezioni elettorali.

La creazione del consenso popolare nell’Italia 2 si basa su una raffinatissima forma di propaganda , assai meno esplicita di quella fascista, quindi molto più insidiosa. Possiamo chiamarla Propaganda 2. O, per brevità, P2.

La politica, l’economia, la cronaca: tutto diventa funzionale alla creazione di consenso, maniacalmente misurato da infallibili sondaggisti. Settimane di estenuante dibattito su temi che interessano pochi, come le intercettazioni, servono, per esempio, a distogliere provvidenzialmente l’attenzione dalla crisi economica: un fatto, per il quale le risposte governative sono vaghe e deboli. Ma l’impotenza non è contemplata dal machismo del leader. Quindi meglio, molto meglio, parlare d’altro.

Anche il corpo della povera Eluana viene usato strumentalmente: utile per avvicinarsi al Vaticano, utile per attaccare il Quirinale. Senza pietà, contro la libertà di scegliere una fine dignitosa per la propria esistenza, Silvio Bellicapelli si scaglia come uno zombie: in conferenza stampa arriva a ricordare che la ragazza, in coma da 17 anni, poteva generare un figlio in quanto aveva le mestruazioni. Niente di diverso dal solito: è sempre stato abituato a considerare il corpo femminile come uno strumento di cui servirsi. L’ha fatto anche questa volta. Eluana come le veline, come le ragazze del Drive-in.

E’ l’agenda-setting, bellezza. Decide lui di cosa parlare; il messaggio viene poi amplificato da migliaia di appositi giornalisti a libro paga. I temi vengono tirati fuori come un mago estrae il coniglio dal cappello a cilindro: dal milione di posti di lavoro alle tre “i”, da meno tasse per tutti al poliziotto di quartiere, dal ponte sullo Stretto alle ronde dei cittadini. La realtà italiana viene giornalmente distorta. Non troppo, per non dare nell’occhio. Ma quel tanto che basta per addomesticare, rincitrullire, anestetizzare.

Alcune stime ci dicono che ormai quasi il 10% del PIL è prodotto dal lavoro degli immigrati. Questo succede nel Paese reale. Ma per Italia 2 si tratta esclusivamente di assassini, stupratori, maniaci da prendere a calci in culo con il placet governativo. Il controllo si fa sempre più ossessivo, devono decidere tutto,anche il vincitore di Sanremo, perché ogni deviazione è una falla del sistema: persino a Mentana saltano i nervi, e abbiamo detto tutto.

Ma tanto ormai è finito il tempo delle foglie di fico. Il potere è assoluto, sfacciato, non ha bisogno di contraltari nè giustificazioni, non hanno più bisogno di fingere un senso democratico che non hanno mai avuto. La città reale non esiste più. Esiste solo la città perfetta. Il prato è rasato, le siepi potate. I palazzi si riflettono nel laghetto artificiale con i cigni. Poca gente per strada. Tanto c’è la tv.

giovedì 19 febbraio 2009

Della Tirannide


« "...Tirannide indistintamente appellare si deve ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono o tristo, uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammetta, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo". »


(tratto da Della Tirannide, Vittorio Alfieri, 1777)

venerdì 16 gennaio 2009

Il silenzio degli innocenti

L'ambasciatore israeliano su "Annozero" di ieri sera: "Spettacolo vergognoso". Decine, centinaia di bambini palestinesi morti sotto le bombe di Israele: immagini che hanno dato fastidio a Tel Aviv. I bambini, si sa, danno fastidio. Sempre a piangere. Che muoiano in silenzio.

mercoledì 7 gennaio 2009

Il comune senso del pudore


Per chi se lo fosse perso, segnaliamo questo opportuno articolo di Lina Sotis, comparso sul Corriere della Sera del 31 dicembre scorso.

31 Dic 08
Lina Sotis
Consigli per un guardaroba (doppio)

Caro ministro, perché un bel signore dall’aria avvenente ed elegante come lei, con un perfetto phisique du role per fare il ministro degli Esteri si ostina a danneggiare la sua immagine? So che le ferie sono un diritto. Anche per un rappresentante del governo. Anche quando nel mondo scoppiano guerre e crisi terribili. Va bene. Ma dato che la diplomazia mondiale non riesce a rispettare i suoi tempi di vacanza, le vorrei dare qualche consiglio per attrezzarsi alle emergenze. Non è difficile, basta saper fare le valigie. Prendiamo il caso della Georgia. Durante la crisi con la Russia, in un momento così delicato e difficile per i ministri degli Esteri di tutti i Paesi del mondo, lei si è fatto sorprendere in mutande da bagno alle Maldive. Non si è immediatamente infilato dei pantaloni ed è corso con il primo aereo alla Farnesina perché l’Italia potesse dire la sua, ma si è limitato a cambiare costume da bagno e, fra una nuotata e l’altra, ha lavorato, pare, in conference call.
L’evento imponeva di scegliere dalla valigia un completo giacca-pantaloni non troppo estivo e non troppo chiaro, abbinarlo con camicia e cravatta, mettersi alle spalle una bella carta geografica con Russia e Georgia in evidenza e, in piedi accanto alla carta, spiegare scenari e mosse diplomatiche dell’Italia. Veniamo a Gaza. Dal suo chalet di montagna intutato, sponsorizzato, abbronzato e dichiaratamente in vacanza lei si è limitato a fare un commento per i telespettatori. Le vacanze natalizie, si sa, sono sacre. Ma bastavano solo due minuti per togliere la tuta con marchio, indossare camicia, cardigan scuro e allontanarsi dalle travi di legno della baita, farsi prestare una bella scrivania e piazzarci sopra un mappamondo. E, magari, chiedere anche in prestito a Chantal, la sua compagna, un po’ di cipria per smorzare l’abbronzatura. Troppo sole fa male, non è elegante e non trasmette sicurezza a meno che uno non faccia il ministro del Turismo. Lei che ha il phisique du role che tanti suoi colleghi di governo le invidiano, nel 2009 non ci deluda. Visto che ha la responsabilità degli Esteri abbia sempre pronta una faccia da estero-dramma, dato che parla di cose importanti e drammatiche quando parte porti sempre dietro due guardaroba, uno per le vacanze e uno per lavoro.
Quando comunica agli italiani esibisca quello professionale, si faccia vedere consapevole anche nel vestire delle parole che sta dicendo. Basta poco, in fondo. La prossima crisi, forse della Cecenia, potrebbe sorprenderla mentre è a cavallo in Mongolia. Nessun problema, l’importante è metter via in fretta pantaloni da cavallerizzo, frustino e cavallo. E prendere dalla valigia una camicia, un golf di colore non sgargiante, lei è tipo da cravatta, se ne porti sempre dietro una. A noi il ministro degli Esteri piace anche con la giacca. E poi, dato che viviamo nel tempo dell’immagine, pensi anche alla scenografia: una carta geografica, un mappamondo, un quadro. In modo che lei non compaia sempre inquadrato con un mare turchese o con vette bianche di neve. Caro ministro, dopodomani è un altro anno. Non ci deluda.