domenica 6 novembre 2011

Transformers


Passo davanti all’Auditorium di Roma, c’è di scena Arturo Brachetti, che interpreta 80 personaggi diversi in due ore di spettacolo. Il trasformista più veloce del mondo è italiano: non può essere solo una coincidenza, penso a Fregoli e a Depretis, a Mastella e a Scilipoti.

Genova viene risucchiata dal fango. Puntuale come una cartella di Equitalia, arriva il monito di Napolitano: “Capire le cause”. Le cause sono la classe politica nella quale lui prospera da 60 anni. La reazione del nano è esilarante: “Hanno costruito dove non si poteva”. La politica dei condoni deve averla fatta un altro dei suoi avatar, forse il Presidente operaio.

Il Fondo Monetario Internazionale ci mette sotto osservazione e il Giornale rovescia impudicamente la realtà titolando: “Berlusconi chiede al FMI di certificare i nostri conti”. Siamo il Paese delle maschere, in cui i puttanieri vanno al Family Day, in cui nessuno era fascista dopo il 1945, nessuno era democristiano dopo il 1992, nessuno ha mai guardato Sanremo, in cui nessuno sarà stato berlusconiano (prossimamente su questo palco).


“Il più grande trasformista al mondo - La plus grand acteur trasformiste au monde - The greatest quick-change artist.” Queste scritte non dovrebbero ornare solo i cartelloni teatrali. Dovrebbero essere appese all’ingresso di molte porte e portoni, redazioni, davanti al Parlamento, a Palazzo Chigi, al Quirinale.

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