domenica 14 dicembre 2008

Il ratto della Sabina

Dispiace dirlo, ma lo spettacolo di ieri sera di Sabina Guzzanti, a Roma con il "Vilipendio Tour", è stato deludente.

Il grande talento di Sabina, che tutti apprezziamo, sembra perseguitato da una specie di ombra nera, che la porta più vicino ai lidi desolati della retorica, allontanandola dai registri nobili di una satira realmente graffiante.

In un film di Woody Allen si dice: “Se piega fa ridere, se spezza non fa ridere”. Penso che il problema sia esattamente questo. Il punto non è COSA si dice, ma COME lo si dice.

Pur condividendo il merito delle considerazioni politiche di Sabina, questo non basta per apprezzare lo spettacolo. Spesso si trattava di semplici constatazioni di oscene evidenze del nostro disperato e volgare quadro politico, a destra “ma anche” a sinistra.

Ma se io voglio sentire dei fatti messi in fila, vado a sentire Marco Travaglio, che lo sa fare molto meglio di Sabina, e in modo più documentato.

A volte il tipico, felice registro espressivo che conosciamo è tornato alla luce: la Finocchiaro era perfetta, la “gggiovane” politica del PD anche (sbaglio o ispirata a Pina Picierno?).

Gran parte dello spettacolo però è costituito da una specie di enciclopedia livorosa di personaggi (Pansa, Moretti e molti altri) contro i quali Sabina indirizza i suoi strali polemici. Davvero insopportabili, poi, gli intermezzi rap: Sabina non ha la voce nè il ritmo per sostenerli e davvero non si capisce perchè insistere tanto su questa modalità espressiva, con la musica che oltretutto a volte “copriva” le parole, rendendo poco intellegibile il contenuto. D’accordo con il rap come metafora del canto di protesta, ma intanto devi saperlo fare, altrimenti meglio lasciar perdere.

L’intero spettacolo era per gran parte incentrato sulla Guzzanti stessa: il discorso di piazza Navona, le querele etc… Mi sembra che Sabina sia ormai prigioniera di un ego ipertrofico, che la fa tragicamente assomigliare alle sue maschere più riuscite, Berlusconi e D’Alema, nel loro ridicolo sentirsi al centro del mondo. O come quei giornalisti, che lei stessa stigmatizza, che mettono al centro della rappresentazione mediatica sè stessi anzichè le notizie.

Il talento di Sabina non si discute. Ma, per tornare protagonista, dovrebbe avere l’umiltà di mettersi da parte, circondandosi di un regista e, soprattutto, di autori veri, che sappiano “piegare” e non solo “spezzare”.

venerdì 12 dicembre 2008

Violazioni senza sosta

Roma, una via qualsiasi di una trafficata zona semicentrale. Macchine parcheggiate incivilmente in doppia fila. In una di queste, una signora indugia con lo sportello aperto. Il traffico rallenta, poi si ferma. La signora carica con calma i suoi pacchi natalizi. Poi finalmente richiude lo sportello e mette in moto.

Un tempo l'operazione sarebbe stata accompagnata da un salutare strombazzamento di clacson, che almeno avrebbe censurato il comportamento poco rispettoso di quell'automobilista in sosta vietata. Oggi gli altri guidatori tendono a rassegnarsi, a non protestare. Tanto sanno che, prima o poi, vivranno la stessa situazione a parti invertite; probabilmente sperano in altrettanta tolleranza.

Il microcosmo della circolazione stradale è sintomatico dello "spirito pubblico" di un Paese. Da noi si tende sempre più spesso a lasciar correre: comportamenti arroganti, strisce pedonali non rispettate, indicatori di direzione usati con parsimonia. Il sistema urbano tende ad assestarsi su un equilibrio via via più basso, giocando su una silenziosa complicità, che si basa su un rispetto parziale e discontinuo delle regole. In questo modo, si abbassano le aspettative reciproche di possibili comportamenti virtuosi. Aprendo la strada a violazioni sempre più smaccate.

Adesso per le vie di Roma tutti sanno che possono fermarsi praticamente ovunque in doppia fila a fare i propri comodi. Lo stesso avviene per i furgoni e per i pullman turistici. Le strade sono costellate di vetture ferme in modo improprio che, inevitabilmente, rallentano il traffico complessivo. Ma si tratterebbe di difendere un vantaggio collettivo. E all'italiano che je frega?

giovedì 11 dicembre 2008

Piove, governo ladro

Il Governo Berlusconi ha improvvisamente deciso di censurare le trasmissioni meteo. L’imperversare del maltempo sulla Penisola è infatti addebitato dall’esecutivo ai colonnelli dell’Aeronautica Militare i quali, prevedendo quotidianamente il peggioramento delle condizioni atmosferiche, implicitamente lo favoriscono, in base al noto principio della “profezia che si autoavvera”.

Una situazione che, oltre ai trascurabili disagi per i disgraziati che devono muoversi in un Paese con infrastrutture fatiscenti, favorisce il degenerare della satira con intollerabili battute che prendono di mira il Governo.

L’accumularsi di nembi cumuliformi, come hanno spiegato alcuni psicologi, induce oltretutto la popolazione al pessimismo, deprimendo i consumi. Al posto delle trasmissioni meteo, andranno quindi in onda immagini dal satellite ritoccate con Photoshop, nelle quali le formazioni nuvolose scompariranno costantemente dallo Stivale.

Quei bolscevichi del servizio meteorologico saranno deportati a Pratica di Mare; trattamento di favore per il colonnello Giuliacci, che si occuperà di televendite di materassi insieme a Giorgio Mastrota. Eliminato anche “Che tempo che fa”. Al suo posto, raffiche di spot dedicati all’Italia “Paese del Sole”.

mercoledì 10 dicembre 2008

Non sappia la sinistra quel che fa la sinistra


La coazione a ripetere della sinistra italiana: dividersi su qualsiasi argomento. A prescindere, come diceva Totò. Così giovedì scorso ci è toccato assistere, nel corso di Annozero, all'ennesimo regolamento di conti progressista, peraltro su un evento che cambierà le sorti dell'umanità: la vittoria di Luxuria all'Isola.

Da un lato Norma Rangeri del Manifesto, orgogliosamente e cocciutamente contraria al circo Barnum di reality e affini. Dall'altro Piero Sansonetti di Liberazione, felice della vittoria transgender, con ogni probabilità intimamente convinto che "il sistema va cambiato dal di dentro". Entrambi hanno affrontato la questione, comicamente seduti accanto a Belen Rodriguez, con la stessa ironia che si può rintracciare in una madrassa.

In mezzo ci siamo noi, che abbiamo assistito a tante di queste faide spacciate per "libertà intellettuale" e "democrazia interna", che non abbiamo più nemmeno voglia di entrare nel merito. Dal congresso di Livorno alle svolte di Salerno e della Bolognina fino alle noci di cocco dell'Honduras, il risultato è sempre una specie di mitosi cellulare, che porta le varie formazioni a dividersi in subparti sempre più piccole, con percentuali elettorali ormai da prefisso telefonico, ma tutte entusiaste del proprio orticello. Tutte con la verità in tasca.

I prossimi "dibattiti" interni alla sinistra saranno: meglio attaccare Berlusconi o meglio non "demonizzarlo"? Meglio il caviale Beluga o Oscietra? Per il brindisi di Capodanno meglio lo champagne bianco o rosé? Non vediamo l'ora di appassionarci a questi nuovi, epici scontri. Così ci avvicineremo alla scissione dell'atomo.

martedì 9 dicembre 2008

T.V.B. ovvero Tele Visione Berlusconi


Si consuma più tv. La crisi economica frena le uscite fuori casa. Oltre 800mila persone in più nel giorno medio, quasi un milione nelle due ore di prima serata. Crescono le reti generaliste, ma salgono di quota anche i canali satellitari.

Chi non può permettersi altre forme di intrattenimento culturale o di svago, si svacca in poltrona.

Il piccolo schermo conferma così il suo potere di attrazione nei confronti delle fasce meno abbienti della popolazione.

E le elezioni europee si avvicinano...

sabato 6 dicembre 2008

Gemellaggio

Silvio Bellicapelli ha ricevuto nella sua residenza romana di Palazzo Grazioli, per circa un'ora, le gemelle De Vivo: due ragazze di ventisei anni quasi identiche, dallo sguaiato accento partenopeo, note per aver partecipato all'Isola dei Famosi (giuriamo: la notizia è vera).

Di cosa avranno parlato? Ecco alcune ipotesi.

10. Di giustizia. Sono esperte di "penale" e una di loro portava le manette.
9. "Presidente, ma non aveva detto tre ore?"

8. Di scuola. Intendevano riparare al loro debito formativo con un esame "orale".
7. Hanno chiesto di fare uno stage.

6. Dei rifiuti di Napoli. Anche se loro non "rifiutano".

5. Della nuova legge sulla prostituzione. Hanno discusso il decreto attuativo.

4. Di niente in particolare. Ma di questi tempi è meglio incontrarsi di persona che parlare al telefono.

3. Della pornotax. Avrebbero chiesto una speciale esenzione.

2. Di economia. Intendono contribuire al rialzo della Borsa.

1. In quanto gemelle, il premier le vedrebbe bene alle Pari Opportunità.

Il re è nudo ma chi se ne importa?

La satira politica in tv non graffia più. E non fa audience. Che succede?
Intanto abbiamo una realtà che supera costantemente la fantasia. Con un premier che sembra Macario. Lì c'è poco da aggiungere.
In secondo luogo, i fratelli Guzzanti, numeri uno in questo settore, si fanno vedere poco e niente.
Infine, le imitazioni satiriche proliferano dappertutto. Le abbiamo viste in "Artù", "Annozero", "Quelli che..", "Glob", "Parla con me", "Non perdiamoci di vista", "Crozza Italia"...Sicuramente dimentico qualcosa.
La satira sembra soffrire la stessa entropia della sinistra. Una volta c'era il grande partito-trasmissione: la scuola della Dandini, tutto era lì dentro, cucito insieme e con un filo narrativo coerente. Poi, l'esplosione in mille partitini/minivarietà, dettata dal protagonismo dei piccoli leader ma senza un'identità precisa. E anche oggi, l'adesione a un singolo programma non è affatto garanzia di coerenza, in politica come in tv.
E in politica come in tv il Potere ("divide et impera") si giova di questa diaspora. Approfitta della debolezza altrui per rafforzarsi ulteriormente. Così vince Berlusconi. E pure la De Filippi.

venerdì 5 dicembre 2008

Tertium non datur

Gira voce che, dopo la Commissione di Vigilanza Rai, Silvio Bellicapelli potrebbe piazzare i suoi cortigiani anche a Rai Tre.

Non sopporta Fabio Fazio, Crozza a Ballarò, i giornalisti dark del Tg3, le inchieste di Report, il salotto della Dandini oltre a qualche ultimo, sguarnito avamposto della gauche televisiva, accusata di disfattismo. Guarda caso, la stessa accusa rivolta dalla censura fascista ad ogni contenuto considerato alieno rispetto all'ideologia dominante e/o all'interesse nazionale.

Così non ci sarà più bisogno di scavalcare incappucciati i tornelli di via Teulada. Sarà contento Brunetta. La normalizzazione del pensiero unico non tollera voci dissonanti. Non sia mai venisse un dubbio a qualcuno.

Il controllo diretto o indiretto si estenderebbe quindi alle 6, e sottolineo 6, principali reti televisive nazionali. Come nel Truman Show. Speriamo, un giorno, di riuscire anche noi a squarciare quel fondale di cartapesta. Un fondale dipinto di un artificiale cielo azzurro, abilmente dissimulato.

giovedì 4 dicembre 2008

C'era una volta Superman

Sta per uscire il cofanetto in dvd con la seconda stagione di "Heroes", la serie statunitense nella quale alcuni individui scoprono di avere poteri eccezionali. Il telefilm è molto ben fatto: pur non avendo la profondità di "Lost", temi come il destino e l'alterazione temporale si amalgamano bene con i suggestivi effetti speciali. Un racconto avvincente nel quale la tv racconta, sublimandolo, il suo tramonto.

Facebook, MySpace, YouTube e anche i blog, come quello che state leggendo, hanno infatti ormai segnato una discontinuità epocale: le persone comuni diventano protagoniste dei flussi comunicativi. C'era una volta Superman che, con i suoi superpoteri, salvava le masse inermi. Oggi i media generalisti stanno perdendo i loro superpoteri, le persone comuni li stanno acquistando.

Persino il Tg1 se n'è accorto, aprendosi ai contributi video dei telespettatori. Ma in questo caso si tratta di un riconoscimento che, come ha osservato Michele Serra, puzza di paternalismo. Una scadente e tardiva presa d'atto, in stile "Paperissima", di un'informazione orizzontale che ha trovato strade assai più evolute per esprimersi in rete.

Il percorso che porterà al declino dei media generalisti, in primis la tv, è ancora lungo. Soprattutto in Italia, visto il governo attualmente in onda. Non scompariranno mai del tutto, ma il loro ruolo sarà certamente ridimensionato. Come per quei supereroi che si ostinavano a indossare ridicole calzamaglie. Quando, a volte, basta un pc.

mercoledì 3 dicembre 2008

Parabola discendente

Il Telegoverno raddoppia l’Iva su Sky dal 10 al 20%. In questi stessi giorni, Mediaset Premium esce con intere paginate pubblicitarie sui quotidiani, reclutando nuovi abbonati per il digitale terrestre.

Stavolta l’ordine di scuderia è che “la norma che rialza l'Iva per i servizi Sky serve ad evitare l'apertura di una procedura di infrazione Ue”, come ha spiegato Sapientino Tremonti.

Benissimo. Ci aspettiamo uguale sollecitudine nel concedere le frequenze di Rete4 a Europa 7, come deciso dalla Corte di Giustizia Europea. Ma in questo Paese di azzeccagarbugli, la legalità e i diritti sono sempre intermittenti, modello lucine di Natale.

Nel frattempo, Silvio Bellicapelli trova il tempo di dire che, per come hanno riferito la vicenda, i direttori di Corriere della Sera e Stampa devono andare a casa.

La solita concezione padronale dell’informazione. Vomitata non a caso su Corriere e Stampa, che si indirizzano a un pubblico con un’opinione meno strutturata rispetto, per esempio, a Repubblica. Si rivolgono ai "moderati", sono quindi più pericolosi.

Lo stesso motivo per cui Biagi venne cacciato dal preserale quotidiano di Rai 1, nel quale parlava credibilmente a tutto il Paese: al suo posto oggi troviamo pornografici giochi a premi. L’informazione, quando non è gradita, viene accusata di essere faziosa, di parte, quindi screditata e buttata via, oppure isolata.

Come in Fahrenheit 451, i libri vengono bruciati; questi barbari in doppiopetto vogliono aggiungere al falò i giornali e le tv non perfettamente allineati alla egocrazia silviesca.

La nostra libertà sta morendo un po’ ogni giorno. Salutata da scroscianti applausi e con il prossimo pacco da aprire.

martedì 2 dicembre 2008

La Mala Educación


La Santa Sede boccia con decisione il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità. Un' iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il "no" della Santa Sede. Ancora oggi, l’omosessualità è un reato in 80 Stati dei 180 che compongono le Nazioni Unite; in 9 di questi è prevista la pena di morte, in altri 8 l’ergastolo. Una versione aggiornata della lotta ai “culattoni” già intrapresa a suo tempo dal Ministro Calderoli. Ma a lui, si sa, piace semplificare. Dovrebbero farlo cardinale.

Sempre in questi giorni, con sprezzo del ridicolo, il pulpito di Silvio Bellicapelli ha deciso di tassare la pornografia per decreto: "ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti." Rimangono nel sommerso la prostituzione intellettuale e la pornografia dei sentimenti, entrambe praticate quotidianamente dal berlusconismo nella sua versione politica e in quella televisiva.

Pensieri, parole, opere e omissioni del Governo e del Vaticano: la stessa ipocrisia da sepolcri imbiancati. Il primo sanziona e tassa prostituzione e pornografia. Tanto loro la gnocca se la procurano gratis, basta offrirgli un posto da velina o una poltrona qui e là, a spese dei contribuenti. Il secondo si adopera per discriminare gli omosessuali. Tanto sanno che i preti pedofili e pederasti troveranno sempre un chierichetto nella penombra delle loro sacrestie.

Soprattutto, i sacerdoti dell’amore sacro e dell’amor profano hanno in comune un pericoloso strabismo. Trattando come pubblico ciò che dovrebbe rimanere privato e come privato ciò che dovrebbe essere pubblico.

lunedì 1 dicembre 2008

I care. We can. They win.


La battuta è di Edmondo Berselli. Nel suo libro “Sinistrati - Storia sentimentale di una catastrofe politica” diagnostica con prosa tagliente e ironica la malattia cronica della sinistra italiana, che la sta portando a diventare una specie di “minoranza strutturale” o “minoranza permanente”.

L’analisi è impietosa: da un lato la semplificazione esasperata della destra che fa apparire -e sottolineiamo apparire- le soluzioni di tutti i problemi a portata di mano. Dall’altra, l’atavico “benaltrismo” della sinistra che, a furia di analizzare la complessità, perde sempre il bandolo della matassa: ogni questione rimanda sempre a “ben altro”, con il risultato che le soluzioni non si trovano mai e il dibattito si fa estenuante e improduttivo.

Il libro contiene alcuni passaggi che sottoscriviamo in pieno:
E’ tutta colpa nostra. Perché abbiamo creduto di poter combattere contro la destra dall’alto di una superiore qualità morale e culturale. Perché non abbiamo saputo capire com’è fatta davvero la società italiana. Perché non abbiamo voluto vedere in faccia la realtà. Perché non guardiamo la televisione, e se la guardiamo facciamo finta di non guardarla. E così è successo che siamo andati ad affrontare l’alleanza di destra come se si trattasse di un pranzo di gala, in cui dovevamo sfoggiare la nostra buona educazione, lo stile, l’eleganza, la bella politica, la citazione di Martin Luther King, le parole prese a prestito da Hannah Arendt e da Zygmunt Bauman.

La diagnosi è chiara, la terapia meno. Fortuna che ci sono persone come Berselli, che invece hanno capito com’è fatta davvero la società italiana. E infatti ha pubblicato il suo libro con Mondatori.

Come se ne esce? Per noi l’uscita è in fondo, a sinistra.

domenica 30 novembre 2008

Il Paese reality


La vittoria di Luxuria all'Isola dei Famosi ha scatenato la solita sociologia a buon mercato e i consueti titoloni strillati a vanvera. Lei parla di "vittoria contro i pregiudizi". Esultano le associazioni per i diritti di gay e trans. Ferrero vuole candidarla alle Europee. E per Liberazione "è come Obama". A noi ricorda di più Putin, visto che sono tutti e due comunisti e si chiamano pure Vladimir.

Luxuria, forse in buona fede, crede che la sua affermazione dipenda da una rivincita della diversità contro conformismi e discriminazioni. Pensiamo che sia stata solo una buona scelta di casting. Il "Paese reale", caro al vecchio Pci, si atrofizza nel "Paese reality". La televisione, blob informe e gelatinoso, divora così battaglie giuste, come quelle per i diritti civili.

Il cinismo catodico mette lì Luxuria in quanto transgender. Al suo fianco, la tettona, il disadattato, la contessa decaduta, il playboy gerontofilo. Come in The Elephant Man, la diversità fa notizia, la deformità attira le masse. Figurine utili allo scopo. Ma non illudiamoci che i finti naufraghi dell'Honduras creino chissà quali nuove consapevolezze.

Qualche anno fa, venne eletta una Miss Italia di colore, Denny Mendez. Anche all'epoca, inutili blabla sulla società aperta. Un gruppo musicale veneziano, i Piturafreska, ironizzò: "Dopo Miss Italia aver un Papa nero? No me par vero". Non solo siamo lontanissimi da un Papa nero, ma anche da un Presidente del Consiglio nero. Al massimo, ce l'abbiamo col fondotinta.

sabato 29 novembre 2008

Il pungiglione retrattile

Notizia: Bruno Vespa nei convegni fa il giornalista. Giuro: l'ho visto coi miei occhi.

Giovedì scorso, Roma, piazza Capranica, tavola rotonda organizzata dall'Unione Nazionale Consumatori. Modera il conduttore di "Porta a Porta"; presenti, tra gli altri, i Presidenti delle Autorità Antitrust, Energia e Telecomunicazioni.

Questioni pertinenti, toni ficcanti, addirittura la seconda domanda quando l'interlocutore cercava di svicolare. Il Vespone semprava un anchorman americano, di quelli aggressivi.

Regolamento di conti? Allucinazione? Corto circuito spazio-temporale?

In realtà Vespa saprebbe fare il suo mestiere egregiamente. Se volesse.

Solo che in tv si trasforma magicamente da giornalista a scendiletto. I toni si fanno soft, le domande evaporano nell'etere, gli ospiti politici sprofondano nelle loro comode poltrone bianche. Quando non si accomodano davanti alle scrivanie di ciliegio.

Forte coi deboli e debole coi forti, il Vespone catodico diventa il ciambellano del conformismo informativo, il cerimoniere del rumore di fondo cui è ridotta la comunicazione in questo Paese.

Una Vespa senza veleno, che non punge, svolazzando attorno ai suoi ospiti. Come un qualsiasi insetto molesto.

venerdì 28 novembre 2008

Non perdiamola di vista

Ieri sera eravamo in studio allo show di Paola Cortellesi.
Ci fanno attendere circa un’ora all’ingresso di Cinecittà. La magia di trovarsi vicino allo studio 5, quello prediletto da Fellini, viene infranta dalle scritte sui cancelli, tutte inneggianti a Maria De Filippi.

La scenografia di Emanuela Trixie Zitkowsky è molto post-industriale, molto Raitre.

Il titolo che avrebbe dovuto avere il programma originariamente, “Brutti, sporchi e cattivi”, avrebbe reso meglio la filosofia di questo varietà. Invece hanno scelto un titolo anonimo, uno di quelli che evocano il contrario di quanto affermano esplicitamente: “Non perdiamoci di vista”.

Per peggiorare la situazione, il titolo viene poi espresso con l’acronimo NPDV. Una specie di codice fiscale che, oltre a compromettere l’intelligibilità, non è originale: già il talk di Piroso su la7 era denominato NDP, che stava in quel caso per “Niente di personale”.

L’aria che si respira è quella informale di una prova generale, anche quando comincia la diretta. La Cortellesi è strepitosa: canta dal vivo con leggera padronanza (elogiata per questo dalla stessa Mina), si cambia d’abito, recita, duetta con Jovanotti e Flavio Insinna. Tutto con grande naturalezza, da vero “one-woman-show”.

Solo gli sketch con le imitazioni (strepitosa la Gelmini-cyborg) sono registrati, per evidenti motivi legati al trucco. Per il resto, corre da una parte all’altra del teatro con incredibile energia. Ai confini dell’ansiogenia.

I comici funzionano meglio nelle nicchie di programmi più ampi (Crozza a Ballarò, Littizzetto da Fazio), ma la Cortellesi non è “solo” una comica. E’ una vera show-girl, una specie di versione moderna di Delia Scala e Franca Valeri, con voce intensa e intonazione impeccabile quando canta. Scusate se è poco.

Il programma però è imperfetto, in questo simile a quello di Crozza su la7: troppo lungo e diluito, risente di un’impostazione ibrida a metà tra il varietà classico e la satira Dandini-style. Con la differenza che il povero Francesco Mandelli non è una spalla su cui poggiarsi. Anzi, non è.

Una scarsa definizione dell’insieme, unitamente a una collocazione nel palinsesto suicida (vedi post di sabato 8 novembre), ha contribuito a rendere questo programma una specie di “oggetto non identificato” per i telespettatori.

Unica consolazione: Paola ha avuto un’occasione di più per mostrare agli addetti ai lavori il suo talento e le sue potenzialità. Sempre che trovi qualcuno che sappia valorizzarle. Noi la vedremmo bene con Fiorello. In ogni caso, non perdiamola di vista.

giovedì 27 novembre 2008

Dove c'è Berlusconi c'è casa


Negli anni ‘80 la competizione tra i marchi di pasta era sulle caratteristiche di prodotto: Buitoni prendeva meglio il sugo, Barilla era sempre al dente. Situazione di stallo.

Poi Barilla ha lo scarto, il pensiero laterale vincente:

Pasta = Casa
Barilla = Pasta
Barilla = Casa

Nasce così il fortunato posizionamento “Dove c’è Barilla c’è casa”, che va oltre e sbaraglia la concorrenza.

Dietro la nascita di Forza Italia, e lo diciamo stavolta con ammirazione, c’è un’analogo, complesso procedimento semiologico. Proviamo per gioco a ricostruirlo.

Individuo = Libertà
Forza Italia = Individuo
Forza Italia = Libertà

Nasce così il presidio di un’intera area valoriale, quella appunto della libertà, che anziché essere patrimonio di tutti diventa “il” vantaggio competitivo di una parte contro l’altra. Un elemento identitario centrale per una realtà politica nella quale oltretutto l’individuo è centrale e il leader è sempre stato un singolo individuo. E così via, di sondaggio in sondaggio.

Una strategia politica concepita in modo così intelligente, sorretta da una robusta impalcatura mediatica, ha avuto e avrà sempre la meglio su un centrosinistra comunicato in modo discontinuo, nel quale gli spazi valoriali non sono altrettanto sapientemente abbinati alla marca-partito.

Anzi, tra i conservatori italiani il partito non si chiama neanche più così. Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e oggi il Popolo della Libertà sono tutte formazioni che hanno eliminato la denominazione di “partito”. Al contrario dell’attuale Partito Democratico. Anche questo conta.

Cerchiamo qui di astenerci da giudizi di valore, facendo per quanto possibile un’analisi tecnica di comunicazione. Il centrodestra ha dimostrato in questi anni una capacità mitopoietica nella creazione di un simbolo, nel senso di un segno associato a un significato. L’etimologia di “simbolo” viene dal greco syn ballein, “riunire insieme”.

Il contrario di “diavolo”, la cui etimologia greca ci riconduce al significato di “colui che divide”. In questo senso, la cosiddetta demonizzazione di Berlusconi ha un senso, in quanto Berlusconi è stato effettivamente il diavolo.

Nel senso che è riuscito a separare, nel centrosinistra, il segno e il significato, facendo perdere i tratti identitari più caratteristici dello schieramento a lui avverso. Così come è riuscito a fare con la Rai.

Cantava De Gregori:


"Tra bufalo e locomotiva

la differenza salta agli occhi

la locomotiva ha la strada segnata

il bufalo può scartare di lato e cadere”.

F
inché il centro sinistra (e anche la Rai) continueranno a pensare come una locomotiva, senza avere lo scarto del bufalo, continueremo a tenerci Silvio Bellicapelli.

mercoledì 26 novembre 2008

Cultura popolare

Venerdì scorso, intervistata alle Invasioni Barbariche su la7, la mitologica Carfagna ha ritenuto di sottolineare quali sono i valori che la ispirano: Dio, Patria e Famiglia.
Guarda caso, gli stessi valori del regime fascista. Che aveva il MinCulPop. Oggi ci sono rimasti solo Cul e Pop. I tempi cambiano.

martedì 25 novembre 2008

Nostalgia canaglia


I fuochi fatui sono piccole fiammelle, solitamente di colore blu, che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi e gli stagni nelle brughiere. Il periodo migliore per osservarli è nelle fredde sere d'autunno.

La loro origine non è del tutto chiara ma l'ipotesi più probabile è che si tratti di fiammelle derivate dalla combustione del metano e del fosfano dovuta alla decomposizione di resti organici.

Questa settimana non ci sono partite di Champions nè gare di Formula Uno, che danno l'illusione della vita: un'iniezione di adrenalina a un corpaccione moribondo come quello di Rai Uno.

Infatti questa settimana il palinesto della prima rete tv ricorda da vicino i fuochi fatui:

Domenica e lunedì - I Vicerè (ambientato tra il Risorgimento e l'unificazione)
Martedì e giovedì - Raccontami (ambientato negli anni '60)
Mercoledì - Carramba che fortuna! (prima edizione 1995, condotto da Raffaella Carrà, 65 anni)
Venerdì - I migliori anni (gara tra gli anni '50, '60, '70, '80 e '90)
Sabato - Serata d'onore (prima edizione 1983, condotto da Pippo Baudo, 72 anni).

Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una linea editoriale che privilegia il pubblico adulto, un palinsesto vintage per compiacere la nostalgia del target di Rai Uno.

Noi la vediamo diversamente. Una volta il target di Rai Uno era generalista, travsersale. Oggi Rai Uno sembra rivolgersi esclusivamente a un pubblico di vecchi. Come è possibile?

Dal 2002, il direttore di Rai Uno è Fabrizio Del Noce, già deputato per Forza Italia e figlio del filosofo Augusto Del Noce.

Facciamo un'ipotesi. Ipotizziamo che Del Noce abbia scelto deliberatamente di parlare agli ottuagenari per lasciare alla tv commerciale il target più giovane, che spende di più, quindi più appetibile per gli inserzionisti pubblicitari.

Ricostruiamo la scena. Prendi un tuo ex deputato e lo metti a capo della principale rete tua concorrente. Per non dare troppo nell'occhio, fai in modo che, quantitativamente, la rete mantenga una sua leadership di ascolti. Altrimenti, con un tracollo di audience, sai quante storie con il conflitto di interessi...Sembra di sentirli: mette Del Noce e Rai Uno, da sempre leader, perde con il Biscione.

Invece invece...Rai Uno mantiene sì la leadership negli ascolti, ma in modo da non nuocere. Si rinchiude nella nicchia dei vecchi, diventa una specie di Retequattro di gran lusso, ma che non disturba la raccolta pubblicitaria di Mediaset. Geniale.

Ma c'è un ma. Può la prima rete tv italiana vivere solo di passato? Può non sperimentare, non innovare, non parlare ai giovani? Può non guardare al futuro insomma? Certo che può, ma condannandosi a una marginalità culturale sempre più evidente, a un lento ma inesorabile e progressivo declino. Un declino forse senza ritorno.

Secondo Aristotele, non si può riprendere la disposizione all’essere, se la si è persa.

lunedì 24 novembre 2008

Il dito e la luna

“Un programma volgare”. Così il Ministro della Cultura Bondi ha definito il programma di Enrico Bertolino su Rai Tre. Perché?

Perché ha riproposto un pezzo della tv spagnola, nel quale l’imitatore di Zapatero fa di tutto per contattare il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna. Mentre sfoglia le foto un po' osè del passato dell’ex soubrette.

Ma è volgare il programma oppure è volgare la realtà che ci sta sotto?

Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito. Saggezza orientale.

domenica 23 novembre 2008

Miserie e nobiltà

Ieri sera concerto di Paolo Conte al Sistina. Accompagnato dal virtuosismo della band, ci ha portato per due ore nel suo mondo immaginifico. Fatto di influenze esotiche, sonorità jazz, verdi milonghe, biciclette, nostalgie al gusto di curaçao.

Tornando verso casa, mi sono imbattuto in un manifesto. Non ricordo neanche se appartenesse ai guelfi o ai ghibellini, tanto ormai è la stessa cosa. Recitava più o meno: "Avete rovinato Roma. Ancora parlate?".

I toni della politica sono quelli del bar dello sport. A furia di rincorrere il linguaggio della "gggente", il mito della semplificazione ha generato imbarbarimento, populismo, demagogia. Siamo passati dalle "convergenze parallele", sinonimo di un lessico politico astruso, a "Ancora parli?". Nel prossimo manifesto mi aspetto di veder scritto "Ti aspetto all'uscita".

Ancora ieri sera. Dalla finestra di un condominio lasciata socchiusa, sento una tv accesa e la volgarità tamarra di Maria De Filippi: il sabato circa sei milioni di italiani scelgono quel programma. Si sta formando la classe dirigente di domani.

Ma io ho ancora nelle orecchie i sax, il bandoneón, lo xilofono e quella voce arrochita dal fumo. Per una notte, la nobiltà dell'arte di un conte musicista mi rende indifferente a queste miserie. Metto la chiave nella porta di casa. Fuori piove un mondo freddo...

sabato 22 novembre 2008

Scacco a La Torre















Cosa accaderebbe se stasera, nel corso di Inter-Juve, Del Piero passasse a Ibrahimovic davanti alla porta e questo segnasse il gol della partita? Non un passaggio fortuito, di quelli che capitano perchè la palla è rotonda e ogni tanto va dove vuole. No, un passaggio deliberato, intenzionale.

A "Omnibus", su La7, è successo qualcosa del genere. L'esponente PdL Italo Bocchino era in difficoltà. Forse non aveva letto il copione che di solito preparano a chi va in tv per ripetere a pappagallo gli stessi slogan e rincitrullire gli spettatori. Pensava di cavarsela a braccio, ma si era sopravvalutato.

Non sapeva come rispondere a Massimo Donadi (Italia dei Valori), che lo incalzava sulla farsa della Commissione di Vigilanza Rai. Il furbo La Torre (Partito Democratico), in teoria anche lui all'opposizione, pensa bene di soccorrere il collega.

Davanti alle telecamere, come se fosse all'ultimo banco del liceo, il genio del PD scrive la risposta "giusta" su un giornale e la passa al Bocchino. Il quale finalmente riesce ad articolare una reazione di senso compiuto. Naturalmente La Torre, come un Villari qualsiasi, resta attaccato al suo cadreghino. Non si dimette nè viene allontanato, il s'accroche à son fauteuil.

Dopo Calciopoli, il doping, Moggi e tutto il resto, il calcio italiano non è un esempio di etica nè di trasparenza. Ma la politica italiana ha qualcosa da imparare persino da loro: il senso della decenza.

Si scambiano i pizzini tra maggioranza e opposizione. Si aiutano e si coprono a vicenda. A questo punto il PD non lo definirei neanche come una formazione di opposizione, ma come un partito "diversamente" al governo. Per il momento La Torre se la sono mangiata. Vediamo quanto tempo impiegano per arrivare al Re.

venerdì 21 novembre 2008

Una poltrona per due


Rai, di tutto di più. Ci avevano avvertito. Un abbonato ha sempre un posto in prima fila. Non solo lui, a quanto pare.

Nel pieno di una crisi economica epocale, i nostri politici da operetta non trovano di meglio che scannarsi sulla Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Dimostrando una volta di più il rapporto malato che esiste in questo Paese tra politica e televisione. Aspettiamo al varco quelli che ancora hanno la faccia di tolla di sostenere che la tv non influenza l’opinione pubblica. Ma allora perchè si stanno scuoiando vivi da sei mesi?

Siamo venuti in possesso del nuovo palinsesto Rai, che tiene conto delle tragicomiche vicende di Palazzo San Macuto.

Ore 8,00 – Una poltrona per due
Ore 10,00 – Dimissione impossibile
Ore 12,00 – Linea verde
In diretta da Castrovillari
Ore 14,00 – C’è posto per te
Ore 16,00 - …E non se ne vogliono andare
Replica
Ore 18,00 – Chi l’ha visto?
In questa puntata si indaga sulla scomparsa del PD
Ore 20,00 – Riport
Dedicato alla capigliatura di Villari (che ricorda quella di Mastella)
Ore 22,00 – Non si uccidono così anche i cavalli
Dedicato al cavallo di Viale Mazzini
Ore 24,00 – Orlando furioso
Poema (poco) cavalleresco

L’austero segnale orario Rai verrà sostituito da un più allegro “cucù”.

giovedì 20 novembre 2008

La terzietà della terza età


La pochade sulla Commissione di Vigilanza Rai troverà forse il suo epilogo con la nomina di Zavoli. L’autorevolezza del giornalista è fuori discussione. Resta il fatto che i candidati meno compromessi con l’anagrafe sono risultati, per un motivo o per l’altro, impresentabili.

Il mercato delle vacche della politica italiana negli ultimi decenni non ha consentito il formarsi di una classe dirigente autorevole e indipendente. I politici non incanutiti dall’esperienza sono tutti venduti, comprati, gregari, lacchè oppure figli, nipoti e amanti; nessuno si fida più dell’altro, l’immobilità sociale ha portato sclerotizzazione del sistema e autoreferenzialità.

L’unica, residua garanzia di terzietà è data dalla terza età: l’indipendenza è certificata dalla carta di identità e da una vita condotta rettamente. Così ci ritroviamo Napoletano a 83 anni, Zavoli a 85; Ciampi ha lasciato a 86 anni, Prodi a 69. Lo stesso Silvio Bellicapelli ha 72 anni, ma lui ha gli elisir di lunga vita. Già due anni fa, la fiducia al governo Prodi fu scandita da eleganti polemiche del solito Gasparri (eccole, le nuove generazioni!) sul voto degli anziani senatori a vita.

Ennesima anomalia italiana: Obama ha 47 anni, Sarkozy 53, Brown 56, Zapatero 48, Merkel 54. I nostri grandi vecchi, e anche quelli meno grandi, continuano a calcare scene e a occupare spazi. Non solo in politica. Come al solito, la televisione è specchio di quest’Italietta che somiglia sempre più a Villa Arzilla.

Quando va bene, i programmi tv giocano sul filo della nostalgia e delle citazioni. Per il resto, a parte la replica intenzionale di trasmissioni d’archivio (spesso bellissime), troviamo in onda idee riciclate, format consunti, conduttori incartapecoriti. Qualche tempo fa, il contenitore domenicale di Rai Uno era stato spiritosamente ribattezzato Domenica Inps.

Aule parlamentari e palinsesti hanno molte cose in comune: oltre al padrone, che è il medesimo per entrambe, ricordano proprio la piscina di cocoon, che dona vita eterna ai rispettivi protagonisti.

Grazie ad alcune fonti riservate, siamo venuti in possesso di alcune nuove nomine possibili: Enrico Toti ad occuparsi di barriere architettoniche; i fratelli Bandiera possono entrare nella commissione sul federalismo; Sacco e Vanzetti alla riforma della giustizia; Carlo Pisacane risolverebbe il problema dei rifiuti a Napoli; Francesco Baracca per la crisi dell’Alitalia. Il cinegiornale lo può leggere direttamente Nunzio Filogamo, il varietà lo affidiamo a Wanda Osiris e Macario.

L’unico problema è che per mandare le convocazioni dovremmo accollarci i costi di alcune sedute spiritiche. Oppure telefonare a Scapagnini. Ma vuoi mettere il prestigio?

mercoledì 19 novembre 2008

Onorevole si accomodi

Mentre prosegue la ridicola telenovela sulla Commissione di Vigilanza Rai, una ricerca dell’Osservatorio di Pavia dimostra che la presenza della politica nei telegiornali del nostro presunto servizio pubblico non ha paragoni in Europa.

Il post di oggi riprende pari pari il lancio d’agenzia con i dati della ricerca i quali, c’è da scommetterci, non circoleranno molto: gli spazi informativi saranno infatti tutti occupati dalle imperdibili esternazioni degli incontinenti Cicchitto e Gasparri.

I nostri tg infatti dedicano più di un terzo della loro durata alla pagina politica, più del doppio di quelli inglesi, francesi, tedeschi e spagnoli. E' quanto emerge da un'indagine condotta dall'Osservatorio di Pavia su 'Politica e giornalismo nei telegiornali Rai', commissionata dalla stessa azienda pubblica, secondo la quale Tg1, Tg2 e Tg3 dedicano ciascuno almeno dieci minuti alla politica in ogni edizione.

Mentre gli altri tg dell'Europa Occidentale (quelli dell'inglese Bbc One, di France 2, della spagnole Tve e della tedesca Ard) se mancano notizie rilevanti di politica non parlano proprio. Nei tg Rai la percentuale media dedicata alla pagina politica e' del 34,8% mentre negli altri quattro tg europei e' del 16,5%, meno della metà.

Ma non e' solo un problema di tempi: nei Tg Rai lo spazio della politica e' caratterizzato per lo più da esternazioni: il 55 per cento contro il 25,4 delle testate europee, che invece privilegiano le azioni dei politici anzichè le intenzioni dichiarate. Nei tg Rai - dice ancora la ricerca - le esternazioni si concentrano nel resoconto in esterna, nelle dichiarazioni e nei discorsi: il 64,2 per cento contro il 21,2 delle testate europee.

C'e' poi il dato sulla controversialità, cioè 'la presa di posizione a favore o a sfavore di', 'il rispondere a', 'la polemica': i tg Rai la premiano con il 41,6 per cento, mentre all'estero solo per il 20,7.

Quanto ai protagonisti della politica nel resoconto giornalistico, in Europa non esiste la cronaca parlamentare costituita da resoconti in esterna davanti a Montecitorio, nè interventi direttamente dalle Camere, nè tantomeno interviste e dichiarazioni nel Transatlantico. E poi in Europa sono presenti in video solo i leader politici di partito o di governo, i portavoce invece no e neppure tutto il resto, e Parlamento e governo vengono descritti quasi del tutto nelle loro funzioni deliberativa ed esecutiva.

In pratica, più che una Televisione di Stato, abbiamo uno Stato di Televisione.

martedì 18 novembre 2008

Cinegiornale della sera

Silvio Bellicapelli, nel corso del vertice italo-tedesco, fa cucù alla Merkel nascondendosi dietro un lampione.(http://it.youtube.com/watch?v=GDZMGmHr7tI)

Il "giornalista" Rai commenta: “Gli ottimi rapporti personali consentono un tono poco protocollare tra Berlusconi e la Merkel”.

Immaginiamo lo sforzo del coraggioso cronista per descrivere, senza coprirla di ridicolo, l’ennesima sit-com istituzionale, offerta tra uno spot e l’altro. Del resto i tg pubblici e privati sono una specie di stantio varietà, sempre con gli stessi attori da anni; bisogna pur trovare qualche numero per épater les bourgeois e uscire qualche istante dalla catalessi informativa.

I toni rosei della cronaca politica sanno ormai di fondotinta e ricordano esplicitamente i cinegiornali dell’Istituto Luce: il capo non si critica anche quando fa il buffone e copre di ridicolo un’intera nazione con comportamenti manifestamente inappropriati.

Comportamenti probabilmente ascrivibili all’andropausa dell’anziano leader e che si ripetono ormai quasi quotidianamente. Anche se Silvio Bellicapelli ostenta gioventù, in quanto sente in lui la “gagliardia del ventenne”.
A noi sembra di sentire quella del ventennio.

lunedì 17 novembre 2008

Mediocritas optima est

Per Cicerone la mediocritas corrispondeva alla "moderazione", a una misura rapportata al "giusto mezzo". In questo senso, si trattava della categoria sulla quale si fondavano tutte le regole del comportamento etico, la "via di mezzo" fra l’eccesso e il difetto.

Il doroteismo democristiano ci ha poi abituato alla moderazione nel senso del compromesso centrista tra opzioni altrimenti inconciliabili.

Nell'Italia di oggi trionfa invece la mediocrità intesa come "scarso valore". Nel nostro Paese sono i mediocri che comandano, legiferano, diventano ministri e statisti. Il loro potere misura la distanza che separa il talento dal successo. Una sorta di equivalenza matematica sulla quale indaga Antonello Caporale con il suo "Mediocri - I potenti dell'Italia immobile", Baldini Castoldi Dalai Editore.

In un Paese nel quale, come dice l'Autore, "si sta meglio da ricercati che da ricercatori", ci soffermiamo sul metodo senza mai entrare nel merito. E il merito rimane escluso dai salotti, dai club, dalle lobby, dalle università, dalle massonerie laiche e da quelle misticheggianti, dalle redazioni, dalle aule parlamentari.

E noi, che sappiamo cos'è la Consob, e pensavamo di aver archiviato gli anni Ottanta come epoca lontana di "nani e ballerine", ne vediamo in giro ancora parecchi, di nani. Le ballerine ormai non si contano più. Si sono aggiunti i giullari, per non farsi mancare nulla a corte.

Ps Per approfondimenti sulla Consob, rivolgersi ad Elisabetta Gardini, parlamentare e portavoce di Forza Italia all'epoca di questa intervista a "Le Iene" del 2006, oggi eurodeputato a Strasburgo http://it.youtube.com/watch?v=IPSyz5KVSiU

domenica 16 novembre 2008

No we can't

Il cazzeggio italico che ha irreversibilmente contagiato il dibattito pubblico di questa penisola dei famosi ha portato alcune anime belle a chiedersi se sia possibile la nascita di un Obama italiano.

Forse lorsignori tendono a rimuovere il fatto che Obama è frutto di alcuni elementi caratteristici della società statunitense: mobilità sociale, orgoglio delle minoranze, opinione pubblica.

Per quanto riguarda la mobilità sociale, è il caso di ricordare che siamo un paese di caste e corporazioni: commercialisti, notai, giornalisti, farmacisti, persino tassisti. L'accesso alle professioni spesso si tramanda dinasticamente di padre in figlio.

Non parliamo poi di come avviene la selezione della classe dirigente: a destra per cooptazione finanziaria e/o chiamata diretta del capo (con tutti gli annessi e connessi che sappiamo); a sinistra tutti i leader sono figli o nipoti di una ristretta élite, da Veltroni (il papà fu direttore del primo tg Rai) a D'Alema (figlio di un deputato Pci), da Letta (nipote di zio Gianni) a Franceschini (figlio di un deputato Dc).

Per quanto riguarda le minoranze, con l'aria che tira già è tanto se riusciamo a concedere ai nostri immigrati i più elementari diritti di cittadinanza. Figuriamoci integrarli fino a farli diventare classe dirigente.

Infine, l'opinione pubblica, da noi ridotta a una "poltiglia" secondo una recente definizione del Censis. Obama è un Presidente 2.0, che ha utilizzato la rete per raccogliere una miriade di piccole donazioni, coinvolgendo i giovani con iniziative territoriali, social network, comunicazione partecipata: una spinta dal basso che gli consentirà oltretutto maggiore indipendenza nei confronti delle potenti lobby USA.

In Italia abbiamo invece un anziano signore, padrone della vecchia tv generalista, insofferente alle critiche, con un controllo pervasivo dell'informazione. In tutti e due i casi comunque, per dirla con McLuhan, "il mezzo è il messaggio": le loro biografie parlano per loro.

Società aperta, libertà di informazione, mobilità sociale: si tratta di elementi irripetibili in questa immensa provincia che è l'Italia. Ecco perchè, al di là del patetico scimmiottamento nostrano di qualche slogan del senatore afroamericano, la nostra risposta è: "No we can't".

sabato 15 novembre 2008

Eternal sunshine of the spotless mind

Ieri sera su la7, a "Otto e mezzo", Marco Travaglio e Daniele Capezzone se le sono date di santa ragione. Tema della puntata: berlusconismo e antiberlusconismo.

Con una piccola differenza: Travaglio cercava di argomentare le sue tesi, il neoportavoce di Forza Italia gli parlava sopra costantemente, impedendo di concludere qualsiasi ragionamento.

Per un curioso gioco del destino, Capezzone sta sempre con chi governa: una versione riveduta e corrotta di Mastella. E si adegua alle regole comunicative della casa.

Il radicale folgorato sulla via di Arcore sembrava un replicante, privato della memoria della sua vita precedente: quelli di Publitalia evidentemente li indottrinano tutti alla stessa maniera. Una scuola che, in confronto, le Frattocchie del Pci erano un modello di formazione liberale.

Interrompere, provocare l'interlocutore, innervosirlo e, soprattutto, impedirgli di parlare. Una tecnica di guerriglia verbale che ha un solo obiettivo: non far capire una mazza ai telespetattori. Che infatti non capiscono più una mazza.

Le regole di un contraddittorio civile cedono il passo alla vucciria, alla cagnara, al "facite ammuina". Una volta che le regole della partita diventano queste, non c'è più spazio per i ragionamenti: vince chi parla alla "pancia", vincono gli slogan, vince il populismo.

In altre parole, vince il berlusconismo. Con gran soddisfazione dei numerosi cyborg al suo servizio.

PS Vivamente consigliata l'imitazione di Capezzone fatta da Neri Marcorè: http://it.youtube.com/watch?v=I_pYOi--_zU

venerdì 14 novembre 2008

Natale a Cologno Monzese


Grazie ad alcune gole profonde presenti a Palazzo Grazioli, siamo venuti in possesso delle folgoranti battute che Silvio Bellicapelli ci regalerà durante i prossimi vertici internazionali.

5. In occasione di un convegno sulle prospettive del capitalismo con la candidata repubblicana alla vicepresidenza USA Sarah Palin, nel corso di una conferenza stampa esclamerà: “Una bottarella gliela si può ancora dare”.
4. In occasione di un summit con i rappresentanti della popolazione Inuit sul riscaldamento globale, saluterà scherzosamente i delegati: “Atai Paraflu”.
3. In occasione di un incontro con il Presidente brasiliano Lula, preparatorio del G20 di Washington, porterà con sé una delegazione di calciatori brasiliani che militano nel Milan, squadra di sua proprietà. Scusate, questo l’ha già fatto. Allora porterà le ragazze del Cacao Meravigliao.
2. In occasione di un incontro con i Governatori delle Regioni italiane sul federalismo, si rivolgerà ammiccando a Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia e omosessuale dichiarato: “Non sai cosa ti perdi. Comunista vabbè, ma pure ricchione…”
1. In occasione del prossimo G20 di Washington, farà simpaticamente dono a Barack Obama di un casco di banane, intonando uno spiritual e “Oh Happy Day” insieme a Michele Apicella.

Per dare un colpo di grazia definitivo al grigiore del politically correct, nel Natale 2009 Silvio Bellicapelli si cimenterà in un cameo nel cinepanettone dei fratelli Vanzina, prendendo il posto del compianto caratterista Guido Nicheli nel ruolo del cumenda. Titolo del film: “Natale a Cologno Monzese.”

Ciao ciao bambina


Secondo la Chiesa cattolica dopo la morte c’è la vita eterna.
Se la Chiesa ha ragione, Eluana potrà finalmente volare in Paradiso.
Se la Chiesa ha torto, Eluana sarà stata liberata da uno stato vegetativo penoso.
Ciao Eluana e scusaci per tutto questo casino.

giovedì 13 novembre 2008

Se Repubblica vale quanto Emilio Fede

La matematica non è un’opinione.
Ma l’inevitabile deriva velinara che hanno avuto le Scienze della Comunicazione in questo Paese ci fa venire qualche dubbio in proposito.
Dotte dissertazioni semiotiche, nutriti convegni e ponderosi tomi non hanno infatti mai evidenziato un aspetto di fondo. I numeri.

Quanti lettori ha un quotidiano come “la Repubblica”? 2.991.000 secondo Audipress, per 627.000 copie circa (dati di mercoledì 12 novembre 2008). E stiamo parlando di una testata leader.
Quanti telespettatori ha un tg come “Studio Aperto”? 3.900.000 secondo Auditel, sommando le due edizioni principali delle 12.30 e delle 18.30 (dati di mercoledì 12 novembre 2008). E stiamo parlando di un telegiornale minore.

Il Tg1 fa circa 12 milioni di telespettatori al giorno tra ora di pranzo e ora di cena, il Tg5 più di 10 milioni.

Queste poche cifre danno l’idea dell’enorme divario tra il pubblico della tv e quello della carta stampata.
Vero che i lettori di un giornale sono più colti, più motivati e così via.

Ma il loro voto vale esattamente quanto quello di chi sta a casa davanti alla televisione.
E i voti si contano, non si pesano.

mercoledì 12 novembre 2008

Die Hard

Si moltiplicano le prese di posizione della Santa Sede.
Ecco le ultime: Vaticano contro la Cassazione, sul diritto a una morte dignitosa e Vaticano contro Obama, su staminali e aborto.
Prossime puntate dell'avvincente saga: Vaticano contro l’Onu,
Vaticano contro Godzilla, La vendetta del Vaticano, Il Vaticano e il calice di fuoco.
Ultima puntata: La chiamavano Trinità.

Nichilismo, cinismo, sarcasmo e orgasmo

Alla conferenza stampa congiunta con il presidente brasiliano Lula, Silvio BelliCapelli si è presentato con tutti i milanisti del Brasile seduti in prima fila: Kakà, Pato, Ronaldinho, Dida, Emerson, Leonardo.

Ci è tornato in mente il film “Harry a pezzi” quando Woody Allen, professore emerito cui viene conferita una laurea ad honorem, non trova di meglio che presentarsi alla sua vecchia università con una puttana e un cadavere.

Da alcune indiscrezioni, siamo venuti in possesso della delegazione ufficiale che Silvio Bellicapelli porterà con sé nel primo incontro con Barack Obama:
Zeudi Araya, Naomi Campbell, Afef, Cannelle, Fiona May, Denny Mendez, Sylvie Lubamba.

P.S. D’ora in poi chiameremo il Berlusca Silvio BelliCapelli. Chi non capisce il nostro umorismo riceverà una laurea ad honorem in qualità di coglione. Alla cerimonia può portare chi vuole.

martedì 11 novembre 2008

Aridatece er Biscione

“Corri a casa in tutta fretta c’è un Biscione che ti aspetta”. Con questo slogan, nei primi anni ’80 Canale 5 faceva il suo ingresso nelle case degli italiani.
Silvio Berlusconi dimostrava già allora grande sintonia con lo spirito del tempo: finiti gli anni ’70 delle grandi mobilitazioni di piazza, il nuovo decennio cominciava infatti all’insegna del “riflusso” e delle serate domestiche illuminate dalla luce azzurrina della neonata tv commerciale. Primi sintomi di quell'egoismo sociale che poi diverrà un tratto tipico della sua linea politica.

La sinistra di allora, il celebrato PCI di Berlinguer, e i suoi epigoni, commisero il più madornale degli errori. Forti della loro cultura “alta”, dei loro libri, delle loro mostre e dei loro cineforum, si sentivano infinitamente superiori a quel venditore di detersivi: chiusi nella torre d’avorio, consideravano la televisione una forma plebea di diffusione culturale.

Uno snobismo che ha consentito al Berlusca di fare il lavaggio del cervello agli italiani per ben 14 anni, fino alla fatale discesa in campo del 1994, quando un partito che non esisteva diventò il partito di maggioranza relativa.

Oggi la sinistra, con 28 anni di ritardo, e dopo che per 7 anni al governo è stata incapace di tirar fuori uno straccio di legge antitrust e sul conflitto di interessi, si accorge di quanto sia cruciale il piccolo schermo in un Paese che legge poco. E cosa fa? Disegna un progetto culturale di ampio respiro paragonabile a quello, perverso, di Arcore? Ingaggia finalmente una battaglia seria su questo tema? No, ormai non sarebbe credibile.

Meglio farsi una tv fatta in casa, nel tinello. Una tv triste, povera, bulgara e autoreferenziale. Anzi due: YouDem, canale 813 di Sky, e Red, canale 890 di Sky. Una per la corrente veltroniana e una per quella dalemiana.

Se questo è il modo con cui l’"intelligenza" di sinistra affronta il tema tv, aridatece er Biscione.

Il movimento del dare


Vogliamo ricordare Miriam Makeba, leggendaria artista scomparsa come solo i grandi sanno fare.
Nel ricordarla, salutiamo il ritorno con un nuovo lavoro di un'altra generosa interprete: una nostra azionista catodica ci segnala infatti questo pezzo del Messaggero su Fiorella Mannoia, donna che a 54 anni vanta sempre grande fascino e innata eleganza.

lunedì 10 novembre 2008

Servizio pubico

Se è vero che la tv è lo specchio del Paese, la tv della domenica pomeriggio è un invito a varcare per sempre i patri confini.

Ieri, intorno alle 14, il dibattito del primo canale della televisione di Stato era incentrato più o meno sul seguente tema: “Belen l’ha data o non l’ha data a Rossano sull’Isola dei Famosi?”. Tra gli ospiti, in qualità di esperto, spiccava Emilio Fede.

Lo stesso spinoso tema è stato trattato, con diverse varianti, in altre trasmissioni Rai: “La vita in diretta”, “Italia allo specchio”, oltre naturalmente alla stessa Isola. Per onestà intellettuale e per portare il dibattito fino in fondo, dovrebbero aggiungere “O.k. il prezzo è giusto!”.

Si fa sempre riferimento alla tv del passato come a un modello da seguire. Beh, è vero. Tanti anni fa, la domenica televisiva era scandita da Corrado e Baudo, da Arbore e Minà, con scalette ricche di ospiti prestigiosi.

Sia chiaro: non si può pretendere di imporre al vasto pubblico della domenica il reportage internazionale, il documentario sul facocero o una rassegna di film di Kurosawa. Ma c’è modo e modo di fare intrattenimento.

Un tempo la tv faceva costume. Oggi si occupa di quello che c’è sotto il costume. Diventando un vero servizio pubico.

Nero burning rom

A volte i nomi dei software hanno curiose e inquietanti assonanze.
Assonanze casuali, al contrario di quelle della politica-avanspettacolo.
La gaffe di Berlusconi, che ha definito "abbronzato" il primo Presidente di colore della storia statunitense, continua a far discutere.
Per la destra italiana il capo ha sempre ragione. Per definizione, anche quando l'opinione pubblica internazionale è incredula.
Ecco alcuni esempi, dei quali ringraziamo Paperinik:





Del resto, la destra italiana è quella di "Faccetta nera", delle lampade e del "celodurismo". Forse non è razzismo. Forse è solo invidia.

domenica 9 novembre 2008

Il Mondo Nuovo


Il titolo del post non si riferisce alla vittoria di Obama ma alla traduzione italiana di Brave New World, fondamentale romanzo di fantascienza scritto nel 1932 da Aldous Huxley.
Una lettura che ci è tornata alla mente dopo l'attacco del Berlusca ai media, in particolare guarda caso alla Rai, che diffonderebbe "ansia".

"Nella società del Mondo Nuovo le caste inferiori, prodotte per clonazione, mostrano una forte mentalità gregaria, ma anche gli individui delle caste superiori, dove da un embrione si ottiene un solo individuo adulto, sono condizionati ad accettare il sistema di caste e le consuetudini sociali che discendono da esse.

Nel corso del romanzo, spesso i personaggi citano gli slogan imparati durante il condizionamento che hanno ricevuto.

È considerato normale essere molto mondani, avere una vita sessuale totalmente promiscua fin da piccoli, allontanare i pensieri negativi con il soma (droga euforizzante che ha come unico effetto negativo quello di accorciare la vita di qualche anno, ma per la felicità il prezzo non è poi così elevato), praticare sport ed essere, in genere, buoni consumatori.

È invece inaccettabile passare del tempo in solitudine, essere monogami, rifiutarsi di prendere il soma ed esprimere opinioni critiche nei confronti degli altri e della società." (tratto da Wikipedia)

Enigmistica

Anagrammando GOVERNO BERLUSCONI otteniamo BURLESCO GOVERNINO.

sabato 8 novembre 2008

La donna giusta nel posto sbagliato


Paola Cortellesi ha uno straordinario talento: tempi comici perfetti, imita in modo intelligente, canta benissimo. Se fosse nata artisticamente nell'Italia di 30 anni fa, avrebbe avuto un enorme successo. Oggi, il suo show del giovedì su Rai Tre ha fatto flop: appena 1.487.000 spettatori in prima serata, 5,50% di share.

L'Italia di oggi non sa più riconoscere il talento, non apprezza la professionalità. I nostri connazionali hanno un immaginario appiattito da supermarket, che si appassiona più alla diarrea nella savana di qualche naufrago da reality che a un varietà ben costruito.

Intendiamoci. Il programma della Cortellesi non è perfetto: è troppo lungo (come tutti i programmi degli ultimi anni) e ha alcune cadute di ritmo. Ma era la prima puntata. E siamo comunque su un altro pianeta rispetto a uno show insulso come "La talpa" che, nella stessa serata di giovedì, ha fatto ben 3.402.000 con il 17.65% di share.

Poi ci sono i misteri della Rai. Ma esiste un coordinamento dei palinsesti? Come si fa a piazzare una trasmissione come quella della Cortellesi al giovedì, quando c'è Santoro che fa dai 4 ai 5 milioni? Lo sanno anche i sassi che sono due programmi che vanno a pescare su un target identico: colto, evoluto, tendenzialmente progressista.

Ci sono tre ipotesi:

1. è un tentativo di affossare Santoro e i suoi ascolti record;
2. è un tentativo di affossare Cortellesi fingendo di farle un favore;
3. è un tentativo di fare un favore a Mediaset facendo sprecare risorse alla Rai.

Oppure tutte e tre le cose insieme. Più che plausibile, considerato che il management della Rai viene scelto dallo stesso Berlusconi, che poi è il suo concorrente. Come se la Pepsi-Cola scegliesse l'amministratore delegato della Coca-Cola. Sarebbe considerata una distorsione inaccettabile del mercato. Con la differenza che qui non si producono bibite ruttifere ma idee, informazione, cultura. Almeno in teoria.

venerdì 7 novembre 2008

A-A-bbronzatissimo


Quella specie di incrocio tra Borat ed Edoardo Vianello che ci ritroviamo come Presidente del Consiglio non ci ha risparmiato il solito esempio di umorismo, sottilmente razzista, da anziano brianzolo.

Gli editorialisti a libro paga stamattina difendono le impresentabili esternazioni internazionali dell'anziano leader. Uno dei cortigiani scrive: "Questo è lo stile di Berlusconi. Prendere o lasciare". Lasciamo volentieri.

Stasera ci sarà a Chicago la prima conferenza stampa di Obama. Sarebbe bello se rispondesse con lo stesso spirito, giocando sulla fisicità. Gli spunti non mancano, il nostro potrebbe simpaticamente essere apostrofato come "pelato", "nano" e così via. Una nuova frontiera delle relazioni diplomatiche. Dopo mancano solo i gavettoni.

Dobbiamo capirlo. Il Berlusca viene dalla tv commerciale, quella delle soap opera, che si chiamano così perchè in origine erano sponsorizzate dai detersivi. I detersivi sono quelli che lavano "bianco che più bianco non si può". Il nero proprio non lo sopportano.

giovedì 6 novembre 2008

Innocenti evasioni

Una vecchia rubrica della gloriosa Settimana enigmistica si intitola "Forse non tutti sanno che...".

  • - Forse non tutti sanno che... I soldi non versati in Italia al fisco corrispondono a 7 punti percentuali del Prodotto interno lordo.

- Forse non tutti sanno che... Se tutti gli evasori pagassero le tasse gli italiani avrebbero in tasca 100 miliardi di euro in più all’anno.

E queste sono le stime più prudenziali, che poi sono quelle ufficiali di Agenzia delle Entrate e Banca d'Italia.

Il Wall Street Journal ha definito "leggendaria" l'evasione fiscale italiana. E i giornali e la tv italiani? Semplicemente non l'hanno definita, perchè ne parlano pochissimo. Non parlano di evasione, sono evasivi: visto che si tratta di sommerso, hanno deciso di sommergere anche le notizie.

E, come al solito, per avere un'informazione decente bisogna correre in libreria. Mi permetto di consigliarvi "Evasori. Chi. Come. Quanto." di Roberto Ippolito, Bompiani Editore.

Silvio B. ha denunciato che, a suo modo di vedere, i media italiani diffondono ansia e angoscia. Dovrebbero quindi dedicarsi di più all'evasione. Magari.

mercoledì 5 novembre 2008

Good Morning America

Con perfetto happy ending, Barack Obama è il 44° Presidente USA.
Il sogno americano è ancora vivo.
L’incubo italiano, anche.

No, non è la CNN

Prendete un avvenimento storico. Mettetevi nei panni del giornalista che deve raccontarlo in diretta tv. Come lo fareste?

I nostri “giornalisti” hanno sempre la stessa ricetta. Tutti. Qualsiasi cosa avvenga. Che sia l’elezione del primo Presidente afroamericano della storia americana, il delitto di Garlasco, l’anniversario dell’Arma dei Carabinieri o l’isola dei famosi.

Così è andata anche ieri sera. Un fatto storico si è trasformato nell’ennesima passerella di politici. Opinioni a vanvera, patetici endorsement dell’ultimo minuto, improbabili collegamenti con i fatti italiani. Opinioni che si elidono e che appiattiscono la prospettiva di fatti molto diversi tra loro in una specie di soporifera marmellata elettronica.

Il talk show monopolizza l’informazione, diventa l’unico modo di raccontare la realtà. Il modello “Porta a Porta” ha neutralizzato il Tg1, il cui direttore era, ospite tra gli altri, a rendere omaggio al Gran Ciambellano Vespa. Contaminati anche i competitor su Canale 5 e, in parte, Sky Tg 24.

Il telespettatore italiano non aveva scelta: per seguire le elezioni USA, doveva per forza sorbirsi le esternazioni di La Russa. Da segnalare che la storica serata era già cominciata sotto presagi sinistri, visto che la puntata di “Ballarò” era la solita puntata di “Ballarò”, con Rutelli e Casini a duettare con Urso e Martino.

Unica scelta possibile: sintonizzarsi sulla CNN. Un modello di informazione pura, un solo conduttore in studio, moltissimi collegamenti con gli inviati, elaborazioni, approfondimenti, innovazioni tecnologiche. Nessun politico a sproloquiare.

Un tempo la redazione di un giornale era chiamata, in gergo, la “cucina”. Oggi siamo passati al salotto.

martedì 4 novembre 2008

Pari opportunità



A sinistra, il Ministro per le Pari Opportunità della Repubblica Italiana, Mara Carfagna.
A destra, il capogruppo del Pdl alla Camera dei Deputati, Italo Bocchino.

lunedì 3 novembre 2008

Virus, anticorpi e portatori sani

Domani si elegge il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America. Anche se il mondo è multipolare, e gli USA hanno perso la centralità di un tempo, si tratta comunque di un avvenimento storico, in grado di influenzare il futuro di tutti noi.
Chi ha seguito la campagna elettorale americana si è reso conto di una differenza fondamentale rispetto a quanto avviene da noi: il ruolo della stampa come vero "cane da guardia" del potere.
Un talk-show brillante (e non giornalistico) come quello di David Letterman ha continuato a prendere in giro il candidato repubblicano McCain dopo una "bidonata" che l'anziano reduce aveva rifilato all'anchorman della CBS, non presentandosi in studio all'ultimo momento. Le battute al vetriolo su di lui si sono sprecate sera dopo sera, costringendolo alla fine a ritornare sui suoi passi, accettando di essere ospitato dal grande Dave.
Cosa sarebbe successo da noi? La trasmissione sarebbe stata accusata di faziosità in piena campagna elettorale, risucchiata in un vortice di polemiche, probabilmente isolata, non difesa dai colleghi, infine chiusa. Con tanti saluti alla libertà di espressione.
I nostri giornalisti, salvo poche felici eccezioni, sono infatti animali da salotto. Il loro obiettivo non è quello di informare i cittadini, ma quello di compiacere l'ipertrofico ego di una gerontocrazia politica impresentabile. Portatori sani di microfono, si autocensurano guardandosi bene dal fare domande scomode. Gli italiani vedono i giornalisti come “incompetenti, bugiardi, di parte, malati di protagonismo, ma anche insostituibili e indispensabili per tutta la società", secondo una recente indagine proprio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
Del resto quale credibilità può avere un giornalista che viene stipendiato da un politico, come accade per buona parte della stampa italiana?
Un'informazione malata e distorta comporta necessariamente un cittadino poco consapevole e "ignorante", in senso tecnico: le sue scelte saranno quindi determinate in funzione di cio che sa (e di ciò che non sa), svuotando quindi la democrazia "dal di dentro", lasciando intatto solo un esteriore apparato istituzionale fatto di corazzieri e stanchi rituali.
Barack Obama, il candidato democratico alla Casa Bianca, ha detto: "Quello che c'è di sbagliato in America può essere risolto con quello che c'è di giusto in America". Bellissima frase che, partendo dalla constatazione che si tratta di una società con molte distorsioni, come la recente crisi economica ha evidenziato, stiamo parlando di un sistema che ha in sè gli anticorpi giusti, e tra questi certamente c'è l'informazione.
L'Italia non può dire altrettanto: sessant'anni di democrazia non hanno prodotto gli anticorpi necessari per reagire a virus devastanti come il populismo, che stanno trovando terreno fertile in questi anni. L'opinione pubblica è frastornata e confusa, i giornalisti non sono la bussola di nessuno, perdendo così la loro funzione di intermediazione, necessaria in una democrazia matura.
L'attuale situazione mi ricorda il quadro di Magritte nel quale è raffigurata una pipa, ma sotto una didascalia spiega "Questa non è una pipa". Infatti è l'immagine di una pipa. Con il nostro sistema democratico dovremmo trovare, da qualche parte, la forza di essere altrettanto espliciti.