venerdì 16 gennaio 2009

Il silenzio degli innocenti

L'ambasciatore israeliano su "Annozero" di ieri sera: "Spettacolo vergognoso". Decine, centinaia di bambini palestinesi morti sotto le bombe di Israele: immagini che hanno dato fastidio a Tel Aviv. I bambini, si sa, danno fastidio. Sempre a piangere. Che muoiano in silenzio.

mercoledì 7 gennaio 2009

Il comune senso del pudore


Per chi se lo fosse perso, segnaliamo questo opportuno articolo di Lina Sotis, comparso sul Corriere della Sera del 31 dicembre scorso.

31 Dic 08
Lina Sotis
Consigli per un guardaroba (doppio)

Caro ministro, perché un bel signore dall’aria avvenente ed elegante come lei, con un perfetto phisique du role per fare il ministro degli Esteri si ostina a danneggiare la sua immagine? So che le ferie sono un diritto. Anche per un rappresentante del governo. Anche quando nel mondo scoppiano guerre e crisi terribili. Va bene. Ma dato che la diplomazia mondiale non riesce a rispettare i suoi tempi di vacanza, le vorrei dare qualche consiglio per attrezzarsi alle emergenze. Non è difficile, basta saper fare le valigie. Prendiamo il caso della Georgia. Durante la crisi con la Russia, in un momento così delicato e difficile per i ministri degli Esteri di tutti i Paesi del mondo, lei si è fatto sorprendere in mutande da bagno alle Maldive. Non si è immediatamente infilato dei pantaloni ed è corso con il primo aereo alla Farnesina perché l’Italia potesse dire la sua, ma si è limitato a cambiare costume da bagno e, fra una nuotata e l’altra, ha lavorato, pare, in conference call.
L’evento imponeva di scegliere dalla valigia un completo giacca-pantaloni non troppo estivo e non troppo chiaro, abbinarlo con camicia e cravatta, mettersi alle spalle una bella carta geografica con Russia e Georgia in evidenza e, in piedi accanto alla carta, spiegare scenari e mosse diplomatiche dell’Italia. Veniamo a Gaza. Dal suo chalet di montagna intutato, sponsorizzato, abbronzato e dichiaratamente in vacanza lei si è limitato a fare un commento per i telespettatori. Le vacanze natalizie, si sa, sono sacre. Ma bastavano solo due minuti per togliere la tuta con marchio, indossare camicia, cardigan scuro e allontanarsi dalle travi di legno della baita, farsi prestare una bella scrivania e piazzarci sopra un mappamondo. E, magari, chiedere anche in prestito a Chantal, la sua compagna, un po’ di cipria per smorzare l’abbronzatura. Troppo sole fa male, non è elegante e non trasmette sicurezza a meno che uno non faccia il ministro del Turismo. Lei che ha il phisique du role che tanti suoi colleghi di governo le invidiano, nel 2009 non ci deluda. Visto che ha la responsabilità degli Esteri abbia sempre pronta una faccia da estero-dramma, dato che parla di cose importanti e drammatiche quando parte porti sempre dietro due guardaroba, uno per le vacanze e uno per lavoro.
Quando comunica agli italiani esibisca quello professionale, si faccia vedere consapevole anche nel vestire delle parole che sta dicendo. Basta poco, in fondo. La prossima crisi, forse della Cecenia, potrebbe sorprenderla mentre è a cavallo in Mongolia. Nessun problema, l’importante è metter via in fretta pantaloni da cavallerizzo, frustino e cavallo. E prendere dalla valigia una camicia, un golf di colore non sgargiante, lei è tipo da cravatta, se ne porti sempre dietro una. A noi il ministro degli Esteri piace anche con la giacca. E poi, dato che viviamo nel tempo dell’immagine, pensi anche alla scenografia: una carta geografica, un mappamondo, un quadro. In modo che lei non compaia sempre inquadrato con un mare turchese o con vette bianche di neve. Caro ministro, dopodomani è un altro anno. Non ci deluda.

domenica 14 dicembre 2008

Il ratto della Sabina

Dispiace dirlo, ma lo spettacolo di ieri sera di Sabina Guzzanti, a Roma con il "Vilipendio Tour", è stato deludente.

Il grande talento di Sabina, che tutti apprezziamo, sembra perseguitato da una specie di ombra nera, che la porta più vicino ai lidi desolati della retorica, allontanandola dai registri nobili di una satira realmente graffiante.

In un film di Woody Allen si dice: “Se piega fa ridere, se spezza non fa ridere”. Penso che il problema sia esattamente questo. Il punto non è COSA si dice, ma COME lo si dice.

Pur condividendo il merito delle considerazioni politiche di Sabina, questo non basta per apprezzare lo spettacolo. Spesso si trattava di semplici constatazioni di oscene evidenze del nostro disperato e volgare quadro politico, a destra “ma anche” a sinistra.

Ma se io voglio sentire dei fatti messi in fila, vado a sentire Marco Travaglio, che lo sa fare molto meglio di Sabina, e in modo più documentato.

A volte il tipico, felice registro espressivo che conosciamo è tornato alla luce: la Finocchiaro era perfetta, la “gggiovane” politica del PD anche (sbaglio o ispirata a Pina Picierno?).

Gran parte dello spettacolo però è costituito da una specie di enciclopedia livorosa di personaggi (Pansa, Moretti e molti altri) contro i quali Sabina indirizza i suoi strali polemici. Davvero insopportabili, poi, gli intermezzi rap: Sabina non ha la voce nè il ritmo per sostenerli e davvero non si capisce perchè insistere tanto su questa modalità espressiva, con la musica che oltretutto a volte “copriva” le parole, rendendo poco intellegibile il contenuto. D’accordo con il rap come metafora del canto di protesta, ma intanto devi saperlo fare, altrimenti meglio lasciar perdere.

L’intero spettacolo era per gran parte incentrato sulla Guzzanti stessa: il discorso di piazza Navona, le querele etc… Mi sembra che Sabina sia ormai prigioniera di un ego ipertrofico, che la fa tragicamente assomigliare alle sue maschere più riuscite, Berlusconi e D’Alema, nel loro ridicolo sentirsi al centro del mondo. O come quei giornalisti, che lei stessa stigmatizza, che mettono al centro della rappresentazione mediatica sè stessi anzichè le notizie.

Il talento di Sabina non si discute. Ma, per tornare protagonista, dovrebbe avere l’umiltà di mettersi da parte, circondandosi di un regista e, soprattutto, di autori veri, che sappiano “piegare” e non solo “spezzare”.

venerdì 12 dicembre 2008

Violazioni senza sosta

Roma, una via qualsiasi di una trafficata zona semicentrale. Macchine parcheggiate incivilmente in doppia fila. In una di queste, una signora indugia con lo sportello aperto. Il traffico rallenta, poi si ferma. La signora carica con calma i suoi pacchi natalizi. Poi finalmente richiude lo sportello e mette in moto.

Un tempo l'operazione sarebbe stata accompagnata da un salutare strombazzamento di clacson, che almeno avrebbe censurato il comportamento poco rispettoso di quell'automobilista in sosta vietata. Oggi gli altri guidatori tendono a rassegnarsi, a non protestare. Tanto sanno che, prima o poi, vivranno la stessa situazione a parti invertite; probabilmente sperano in altrettanta tolleranza.

Il microcosmo della circolazione stradale è sintomatico dello "spirito pubblico" di un Paese. Da noi si tende sempre più spesso a lasciar correre: comportamenti arroganti, strisce pedonali non rispettate, indicatori di direzione usati con parsimonia. Il sistema urbano tende ad assestarsi su un equilibrio via via più basso, giocando su una silenziosa complicità, che si basa su un rispetto parziale e discontinuo delle regole. In questo modo, si abbassano le aspettative reciproche di possibili comportamenti virtuosi. Aprendo la strada a violazioni sempre più smaccate.

Adesso per le vie di Roma tutti sanno che possono fermarsi praticamente ovunque in doppia fila a fare i propri comodi. Lo stesso avviene per i furgoni e per i pullman turistici. Le strade sono costellate di vetture ferme in modo improprio che, inevitabilmente, rallentano il traffico complessivo. Ma si tratterebbe di difendere un vantaggio collettivo. E all'italiano che je frega?

giovedì 11 dicembre 2008

Piove, governo ladro

Il Governo Berlusconi ha improvvisamente deciso di censurare le trasmissioni meteo. L’imperversare del maltempo sulla Penisola è infatti addebitato dall’esecutivo ai colonnelli dell’Aeronautica Militare i quali, prevedendo quotidianamente il peggioramento delle condizioni atmosferiche, implicitamente lo favoriscono, in base al noto principio della “profezia che si autoavvera”.

Una situazione che, oltre ai trascurabili disagi per i disgraziati che devono muoversi in un Paese con infrastrutture fatiscenti, favorisce il degenerare della satira con intollerabili battute che prendono di mira il Governo.

L’accumularsi di nembi cumuliformi, come hanno spiegato alcuni psicologi, induce oltretutto la popolazione al pessimismo, deprimendo i consumi. Al posto delle trasmissioni meteo, andranno quindi in onda immagini dal satellite ritoccate con Photoshop, nelle quali le formazioni nuvolose scompariranno costantemente dallo Stivale.

Quei bolscevichi del servizio meteorologico saranno deportati a Pratica di Mare; trattamento di favore per il colonnello Giuliacci, che si occuperà di televendite di materassi insieme a Giorgio Mastrota. Eliminato anche “Che tempo che fa”. Al suo posto, raffiche di spot dedicati all’Italia “Paese del Sole”.