
Da quindici anni, sempre lo stesso quotidiano, gli stessi titoli: le evocate (e mai realizzate) riforme e l’inevitabile “dialogo”, cui segue lo “scontro”; le infinite polemiche sulla giustizia, le tasse e l’evasione; l’irrisolto conflitto di interessi; le eterne collusioni con la mafia; le diuturne, sterili provocazioni demagogiche della Lega.
Specchio del Paese, la stessa tv è avara di novità: Grande fratello 10, Distretto di polizia 9, Un medico in famiglia 6, Don Matteo 7. Prodotti decrepiti, lontani anni luce dall’innovazione narrativa delle produzioni tv statunitensi, vengono pigramente tenuti in vita con accanimento terapeutico per un pubblico vecchio, anagraficamente e culturalmente.
Una televisione mummificata, eterna replica di un Paese immobile. Negli ultimi giorni, il direttore generale della Luiss Pier Luigi Celli ha stigmatizzato l’assenza di meritocrazia, invitando i giovani italiani ad andarsene all’estero. Fingiamo che il mittente sia credibile, perché dovremmo ricordare che Celli è stato uno dei manager nazionali più potenti, quindi lui fa parte del problema, non della soluzione. Oltretutto, la lettera al figlio è stata un efficace traino al suo libro in uscita. Infine, sarebbe doveroso osservare che, se il figlio andasse davvero oltreconfine, avremmo almeno un raccomandato in meno.
Passando al contenuto della missiva, mi sono stufato di questi appelli alla fuga, come se la soluzione potesse davvero essere un esodo di massa, una transumanza dei neolaureati verso Ventimiglia e il Brennero. Potendo scegliere, a uno spostamento nello spazio preferirei un salto nel tempo. Una salutare proiezione in avanti che mi consentisse di rimanere qui in Italia, Paese che amo, cercando di scorgere, tra le rovine del passato antico e recente, anche un po’ di futuro.
1 commento:
Sublime.. Lo pubblichi sul sito?
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