domenica 6 febbraio 2011

Democrazia allo sbaraglio


Ieri guardavo in tv la bella manifestazione di Libertà e Giustizia, facce pulite, gente perbene, intellettuali, la parte migliore dell'Italia; anche se, come al solito, alla sacrosanta richiesta di dimissioni non corrisponde un'alternativa concreta e spendibile politicamente. Poi, la sera, mi sono imbattuto in alcune scene de La corrida.

Sono rimasto stupito di fronte alla gran quantità di figurette provinciali, che sembravano uscite dall'Italia degli anni '50, pronti a immolarsi in mediocri esibizioni. Operai in pensione, disoccupati, estetiste e lavoratori ortofrutticoli sfidano i fischi e i campanacci riproponendo improbabili danze popolari, facendo le pernacchie con le ascelle, imitando gli animali dei loro campi o suonando il "Friscalettu" siciliano. Loro erano felici: il fatto stesso di aver portato le loro esitanti performance dal tinello casalingo, o dai sagrati delle feste paesane, nel luccicante mondo della tv rendeva il loro sguardo estasiato e soddisfatto.

Sono nostri connazionali, votano come noi. E' per questo che "La Corrida" vale un trattato di sociologia: nell'immensa provincia italiana dove, per ragioni tecniche o anagrafiche o culturali, internet non sanno neanche cosa sia e un libro o un giornale sono un oggetto misterioso, il fascino azzurrino del piccolo schermo ha ancora un peso decisivo non solo nell'informazione, ma nella trasmissione di modelli di comportamento. Anche in questo caso, parliamo di persone perbene, mica criminali o ladri, ma afflitti dalla zavorra di una pesante e triviale ignoranza, che non consente loro di disporre degli strumenti di base per provare a capire la realtà che li circonda. Sono sovrastati dagli istinti, il loro orizzonte è limitato, ragionano con la pancia, spesso si esprimono in un italiano malfermo.


L'illusione confortante del pomeriggio si è desolatamente dissolta la sera: non esiste solo il Palasharp, non ci sono soltanto Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky. Accanto al ceto medio colto e civile, esiste un'altra massa: meno visibile, certamente più numerosa e, soprattutto, pericolosa come un fiume carsico che scorre sotterraneo e, di tanto in tanto, riemerge con forza in superficie. Sorridono ammiccando nei bar di periferia parlando di calcio e di donne, si mettono in coda smadonnando negli uffici postali, vanno in farmacia per acquistare a carico dello Stato medicine di cui non hanno alcun bisogno e che poi getteranno via, guardano con atavica diffidenza edicole e librerie, attendono pigramente il pranzo e la cena ciondolando in piazza o carrellando davanti alla tv. E' un esercito di vite minori, apparenti macchiette innocue di un'Italia semplice, poveri cristi analfabeti di ritorno. Presi uno per volta, folcloristici e di schietta umanità, è inevitabile simpatizzare con gli scemi del paese. Presi tutti insieme, fanno un Paese di scemi.

2 commenti:

Marco ha detto...

Mi sembra un po' troppo facile metterla così, e porsi al di sopra della maggioranza dell'elettorato... Non so se Lei sia di destra o di sinistra, e poco mi interessa, ma la pensava nello stesso modo quando le elezioni sono state vinte dall'altra parte? Io penso invece che sia un problema di possibilità di scegliere: se gli elettori potessero votare un candidato serio, una faccia pulita e convincente, una proposta seria, al di là del loro livello di istruzione credo non avrebbero dubbi. E tengo a precisare che non è un discorso qualunquista il mio, il fatto è che da tanto, troppo tempo, e forse inevitabilmente, gli Italiani hanno dovuto mettere una croce sulla scheda con una mano mentre con l'altra si turavano il naso. Cordialmente, M.

Giulio Lo Iacono ha detto...

Le rispondo con una frase di Montanelli: "Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente".
Per quanto possa risultare impopolare, non credo che gli elettori siano migliori della classe politica che li rappresenta. Anzi, sono convinto che abbiamo una classe politica mediocre proprio in quanto abbiamo un elettorato mediocre. Cordiali saluti.