domenica 6 settembre 2009

La nostalgia non è più quella di una volta

Adoravo godermi in tv gli spezzoni dei vecchi varietà.
Immaginavo famiglie intimamente riunite davanti al teleschermo, dolcemente accompagnate dallo swing elegante di Lelio Luttazzi, dall’ironia di Walter Chiari o Franca Valeri, dai virtuosismi di Mina. Un film è pensato per durare ma la televisione è, per sua natura, instabile: un prodotto legato al presente, fragrante ma caduco, in quanto legato alla fruizione di una sera. Ecco perché quei vecchi materiali in bianco e nero mi affascinavano tanto: miracolosamente sottratti all’oblio e restituiti alla memoria collettiva, in un certo senso facevano autenticamente viaggiare nel tempo.

Anche quest’estate, come al solito, gli archivi Rai sono stati saccheggiati a piene mani, confermando nel servizio pubblico un’irresistibile vena creativa nella costruzione dei palinsesti. A differenza che nel passato, tuttavia, il magnetismo che esercitavano quelle immagini per me si è come dissolto. Svanito. Come mai? Ho provato a darmi qualche spiegazione.

1. NOIA E CONTAMINAZIONE
Gli spezzoni tendono inevitabilmente a ripetersi e anche il più strepitoso, alla dodicesima visione, comincia a scricchiolare. Le riproposizioni dei varietà classici hanno quindi cominciato a essere contaminate con segmenti di insulsa tivù contemporanea, già priva di qualsiasi interesse in diretta, figuriamoci in replica.

2. MANCATA CONTESTUALIZZAZIONE
I contributi vengono presi e trasmessi senza neanche uno straccio di sovrimpressione che ricordi il titolo della trasmissione, l’anno di messa in onda e i nomi dei protagonisti. Che spesso i più giovani non riconoscono e i più anziani non ricordano.

3. MALINCONIA
Fino a qualche tempo fa, mi illudevo di poter rivivere i fasti dei varietà di quegli anni; ogni tanto, gli eventi firmati Celentano o Fiorello facevano ben sperare. Oggi la programmazione è omologata e sciatta, priva di talenti e uniFORMATa. Il contrasto con quelle inarrivabili produzioni ben scritte, lungamente provate ed elegantemente professionali degli anni ’60 e ’70 è talmente stridente da produrre inevitabilmente un senso di malinconia catodica.

4. CONCORRENZA
Il TG1, che precede Supervarietà, è spesso assai più esilarante.

Come diceva Simone Signoret, “la nostalgia non è più quella di una volta”.

2 commenti:

Danx ha detto...

Hai ragione. Pensa che osano dare Gigi D'Alessio in replica, ma non una canzone, più repliche una dietro l'altra!!
Quando lho visto ho chiesto a mia madre se fosse morto e mi ha dato la brutta notizia.
..
Ancora vivo!

RobJ ha detto...

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