mercoledì 20 maggio 2009

Ballarò, quinto podere

“Prima Angeletti, poi c’è Tremonti e poi Bersani che aveva chiesto la parola...” Il pizzardone Floris smista gli interventi di ministri, onorevoli, sedicenti autorità, portavoce e portaborse con la stessa consumata scioltezza con cui il vigile di piazza Venezia fluidifica il traffico.

Le voci dei protagonisti si accavallano, si interrompono, si elidono. Argomenti e domande restano appesi a mezz’aria come quarti di bue nel pittoresco mercato palermitano che dà il titolo a Ballarò. E come in quel mercato, ogni martedì sera ci tocca sentire, dai numerosi politici che ci vanno volentieri, le folcloristiche abbanniate, ovvero le chiassosa grida dei venditori che cercano di attirare l'interesse dei passanti.

Floris ha fatto carriera in Rai negli anni in cui Santoro era stato allontanato dal video. Ha cercato di copiarne la formula, mixando studio, servizi e collegamenti, ma è “una copia di mille riassunti”, come direbbe Samuele Bersani. I suoi coraggiosi inviati presentano da anni lo stesso servizio di apertura, sempre un tinello sfigato con la famigliola in crisi, le bollette e le rate da pagare in bella mostra, che ci ricordano quanto è dura tirare avanti.

Rai Tre nacque davvero nel 1987 con Angelo Guglielmi, sperimentando nuovi linguaggi: la tivù verità, Samarcanda, il Tg3 di Curzi. Oggi, sbiadita e isolata, si limita a ripetere stancamente le invenzioni del tempo che fu (con poche eccezioni).

La vera rivoluzione oggi sarebbe la semplicità. Per cominciare, come ospite ci vorrebbe il protagonista del fatto del giorno, e non gli innumerevoli comprimari e sottopanza che ipotizzano, interpretano, elucubrano. Di fronte, ci vorrebbe un giornalista-giornalista che, senza tanti fronzoli, pubblico, comici, sondaggisti e cotillons, facesse le domande che vanno fatte. Punto.

Avremmo bisogno di un giornalismo vigile, invece abbiamo un vigile giornalista: Floris dirige il traffico retorico degli interventi, ma a guidare sono gli altri. Non incalza, non confuta, non smaschera neanche le risposte più evasive o smaccatamente propagandistiche. Tutto finisce regolarmente in una gran caciara paesana e alla fine lo spettatore ne sa quanto prima. Come titolo per il prossimo talk, abbiamo una proposta. Vucciria.

2 commenti:

dada ha detto...

Ho riso grazie al tuo stile (soprattutto la storia del vigile)...si', lo so che non c'è nienta ridere. A presto!

dada ha detto...

scusa...si vede che è tardi 'non c'è niente da ridere' (la mia espressione sembrava quasi napoletana!)