giovedì 20 novembre 2008

La terzietà della terza età


La pochade sulla Commissione di Vigilanza Rai troverà forse il suo epilogo con la nomina di Zavoli. L’autorevolezza del giornalista è fuori discussione. Resta il fatto che i candidati meno compromessi con l’anagrafe sono risultati, per un motivo o per l’altro, impresentabili.

Il mercato delle vacche della politica italiana negli ultimi decenni non ha consentito il formarsi di una classe dirigente autorevole e indipendente. I politici non incanutiti dall’esperienza sono tutti venduti, comprati, gregari, lacchè oppure figli, nipoti e amanti; nessuno si fida più dell’altro, l’immobilità sociale ha portato sclerotizzazione del sistema e autoreferenzialità.

L’unica, residua garanzia di terzietà è data dalla terza età: l’indipendenza è certificata dalla carta di identità e da una vita condotta rettamente. Così ci ritroviamo Napoletano a 83 anni, Zavoli a 85; Ciampi ha lasciato a 86 anni, Prodi a 69. Lo stesso Silvio Bellicapelli ha 72 anni, ma lui ha gli elisir di lunga vita. Già due anni fa, la fiducia al governo Prodi fu scandita da eleganti polemiche del solito Gasparri (eccole, le nuove generazioni!) sul voto degli anziani senatori a vita.

Ennesima anomalia italiana: Obama ha 47 anni, Sarkozy 53, Brown 56, Zapatero 48, Merkel 54. I nostri grandi vecchi, e anche quelli meno grandi, continuano a calcare scene e a occupare spazi. Non solo in politica. Come al solito, la televisione è specchio di quest’Italietta che somiglia sempre più a Villa Arzilla.

Quando va bene, i programmi tv giocano sul filo della nostalgia e delle citazioni. Per il resto, a parte la replica intenzionale di trasmissioni d’archivio (spesso bellissime), troviamo in onda idee riciclate, format consunti, conduttori incartapecoriti. Qualche tempo fa, il contenitore domenicale di Rai Uno era stato spiritosamente ribattezzato Domenica Inps.

Aule parlamentari e palinsesti hanno molte cose in comune: oltre al padrone, che è il medesimo per entrambe, ricordano proprio la piscina di cocoon, che dona vita eterna ai rispettivi protagonisti.

Grazie ad alcune fonti riservate, siamo venuti in possesso di alcune nuove nomine possibili: Enrico Toti ad occuparsi di barriere architettoniche; i fratelli Bandiera possono entrare nella commissione sul federalismo; Sacco e Vanzetti alla riforma della giustizia; Carlo Pisacane risolverebbe il problema dei rifiuti a Napoli; Francesco Baracca per la crisi dell’Alitalia. Il cinegiornale lo può leggere direttamente Nunzio Filogamo, il varietà lo affidiamo a Wanda Osiris e Macario.

L’unico problema è che per mandare le convocazioni dovremmo accollarci i costi di alcune sedute spiritiche. Oppure telefonare a Scapagnini. Ma vuoi mettere il prestigio?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

molto vera la tua analisi, avevo lasciato un commento a proposito della tua lettura sul caso rai letto poco fà sul blog travaglio
( mi sono concentrata solo su quello spazio da un po' di mesi,per essere più incisiva , ammesso che possa esserlo)

una delle conseguenze più "nere", nel senso di buio della politica che via via è avanzata come le palma che raccontava sciascia, è stata quella che essendosi spostata da rappresentanza dei bisogni della "cittadinanza"(diritti e doveri di costitionale dna memoria) a rappresentanza dei propri interessi ( e ci abbiamo infatti i conflitti piu grandi del pianeta) , non si sia fatta più "scuola" di amministratori della cosa pubblica, di cui il servizio informativo formativo culturale ,uno dei più impoveriti come la sua fonte il parlamento-se prendiamo le origini legislative, attorno al 1970, di istituzione della commissione rai,già capiamo tutto..del resto pasolini docet.aveva orrore di quel fornetto catodico di sterminio delle origini contadine nonche di civiltà.solo chi sta sopra le parti,potrebbe qualcosa e pensare che sia ormai solo chi se ne sta per andare,riconferma che siamo in un paese vecchio decrepito,non perche lo dice l'antipolitica,ma la politica di quelli che non l'hanno fatta e che ora si vantano anche di avere schiere di giovani in parlamento alla mara di pari catodica opportunità parla parla tvmentare.a questo punto è molto vero cio' che dice uno degli ultimi blogger che ho letto su quello di travaglio,portare avanti,con la nostra fatica e impegno giorno per giorno ,i valori più adesivi a quelli di dignità legalità rispetto delle regole,uniti più possibile anche se non vedremo in questa vita le conseguenze del nostro pensiero azione..ciao :-) ..lupo

Giulio Lo Iacono. From 1973. ha detto...

Riprendo dal tuo intervento quello che diceva Pasolini sulla tv, tremendamente profetico rispetto al nostro attuale assetto di telecrazia, della quale molti si ostinano ancora oggi a negare l'esistenza.

"La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre."

(Pierpaolo Pasolini, "Corriere della Sera", 9 dicembre 1973)

http://it.youtube.com/watch?v=xUn10yA09vI