giovedì 13 novembre 2008

Se Repubblica vale quanto Emilio Fede

La matematica non è un’opinione.
Ma l’inevitabile deriva velinara che hanno avuto le Scienze della Comunicazione in questo Paese ci fa venire qualche dubbio in proposito.
Dotte dissertazioni semiotiche, nutriti convegni e ponderosi tomi non hanno infatti mai evidenziato un aspetto di fondo. I numeri.

Quanti lettori ha un quotidiano come “la Repubblica”? 2.991.000 secondo Audipress, per 627.000 copie circa (dati di mercoledì 12 novembre 2008). E stiamo parlando di una testata leader.
Quanti telespettatori ha un tg come “Studio Aperto”? 3.900.000 secondo Auditel, sommando le due edizioni principali delle 12.30 e delle 18.30 (dati di mercoledì 12 novembre 2008). E stiamo parlando di un telegiornale minore.

Il Tg1 fa circa 12 milioni di telespettatori al giorno tra ora di pranzo e ora di cena, il Tg5 più di 10 milioni.

Queste poche cifre danno l’idea dell’enorme divario tra il pubblico della tv e quello della carta stampata.
Vero che i lettori di un giornale sono più colti, più motivati e così via.

Ma il loro voto vale esattamente quanto quello di chi sta a casa davanti alla televisione.
E i voti si contano, non si pesano.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti per il blog, ti metto nei preferitissimi. Scrivi da dio e sono curioso di assistere alla crescita di questo blog in termini di contatti e commenti. Bravo!

Giulio Lo Iacono. From 1973. ha detto...

Sei molto gentile, grazie. Condivido la curiosità...

Leonardo ha detto...

Civiltà dell'immagine o in-civiltà dell'immagine. Anche nel medioevo si comunicava molto più per immagini che per iscritto, forse perchè coloro che sapevano leggere erano veramente pochi e occupavano cariche come imperatore, papa e così via... e anche perchè i libri in circolazione erano assai scarsi. Ma le immagini (affreschi, mosaici, ma se vogliamo, in generale, tutta l'architettura ecclesiastica) avevano uno scopo educativo. Possiamo dire altrettanto della nostra tv, con tutti i distinguo di tecnologia, finalità, pubblico, ecc.? Penso che la nostra tv di stato, sovvenzionata dalle nostre tasse e quindi parzialmente di nostra proprietà, dovrebbe avere un fine più educativo e rendere un servizio finalizzato alla crescita culturale delle persone. Un esempio? la BBC. Un indicatore? Quanti documentari ha prodotto la RAI e quanti la BBC? Mi starebbe anche bene che la tv totalizzasse audience multiple rispetto alla carta stampata, se solo la tv fosse un pochino meno...come dire...governativa e un po' più..."nostra".

Giulio Lo Iacono. From 1973. ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con te. Spesso sottovalutiamo che, anche oggi, le persone che non sanno leggere (o che non leggono, il che non cambia poi molto i temini della questione) sono parecchie.
Secondo i dati pubblicati nel 2005 da una ricerca dell'Università di Castel Sant'Angelo dell'UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo), quasi sei milioni di italiani sono totalmente analfabeti. Rappresentano il 12% della popolazione contro il 7,5% dei laureati. L'Italia è fanalino di coda fra i 30 Paesi più istruiti. Solo il Portogallo e il Messico hanno un tasso più elevato. La ricerca, intitolata La Croce del Sud - arretratezza e squilibri educativi nell'Italia di oggi, è stata condotta da Saverio Avveduto e pubblicata dall'Università di Castel Sant'Angelo dell'Unla. Senza alcun titolo di studio (o in possesso della sola licenza elementare) è invece il 36,52% della popolazione, circa 20 milioni sui 53 censiti nel 2001. Questa popolazione è considerata dalla ricerca come ana-alfabeta, cioè del tutto analfabeta o appena alfabeta. Questa situazione è stazionaria da 10 anni.
In questo contesto, la civiltà delle immagini, e segnatamente la tv, ha un ruolo naturalmente centrale.
C'è ancora chi dice che gli italiani sanno decidere da soli e che la tv non conta. Che poi guardacso sono quelli che la tv la posseggono.
Sono poi d'accordo con te che la tv pubblica abbia quasi del tutto abdicato al suo ruolo.
Poi non significa che la Rai debba solo produrre documentari., Anche l'intrattenimento, se ben fatto, contribusice alla crescita culturale di un Paese.
In questi giorni, sto comprando in edicola i dvd con Mina. Un esempio di spettacolo elegante, divertente, intelligente, destinato a durare nel tempo.
I uno di questi spezzoni Mina duetta con Astor Piazzolla. Non su una base registrata, ma proprio con Astor Piazzolla lì in studio, a suonare accanto a lei. Ed era la stessa Rai di oggi...